Quaresima, il Pontefice ai parroci romani: “Se non abbiamo una fede possiamo fare del male” Come da tradizione il Papa ha incontrato i sacerdoti della Capitale a San Giovanni in Laterano. "Tre sono i punti fermi: la memoria, la speranza e il discernimento del momento"

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“Se noi sacerdoti non abbiamo una fede, e una fede generale negli altri, se non abbiamo quella paternità, potremo fare del male, tanto male, ma se la fede cresce fa tanto bene“. “Ci sono vite umane, e vite sacerdotali, immature, se la fede non progredisce”. Lo ha ha detto Papa Francesco ai parroci romani, incontrati, come da tradizione, nella Basilica di San Giovanni in Laterano in occasione della Quaresima.

Il Pontefice, accolto dal suo vicario card. Agostino Vallini, appena è arrivato in cattedrale ha confessato una dozzina di sacerdoti. Ha quindi scelto di non leggere l’intero testo, che si sviluppava per undici pagine, ma di sottolinearne solo alcuni passi, e lasciarlo alla riflessione quaresimale dei parroci: prima di congedarsi ha donato loro una copia, insieme a un libro, “Non avere paura di perdonare“, sulla storia di un confessore argentino novantenne: “si legge come un romanzo – ha spiegato – ma è la verità”.

Il Santo Padre ha sviluppato le sue riflessioni lungo l’asse di “tre punti fermi“: “la memoria, la speranza e il discernimento del momento“, e si è poi soffermato sulla figura di Simon Pietro, come icona, ha spiegato, di tutti i credenti. “Una cosa è chiara – ha riepilogato – la tentazione sempre è presente nella vita di Simon Pietro e la tentazione sempre è pronta nella vita nostra, di più senza la tentazione non si progredisce nella fede: nel Padre nostro chiediamo la grazia di non cadere nella tentazione, non di non essere tentati”. La fede di Simon Pietro, ha osservato, è “minore di quella di tanti piccoli del popolo fedele di Dio. Ci sono persino dei pagani, come il centurione, che hanno una fede più grande nel momento di implorare la guarigione di un malato della loro famiglia”. La fede di Simone “è più lenta di quella di Maria Maddalena e di Giovanni“. La fede di Simon Pietro, ha aggiunto, “ha momenti di grandezza, come quando confessa che Gesù è il Messia, ma a questi momenti ne seguono quasi immediatamente altri di grande errore, di estrema fragilità e totale sconcerto, come quando vuole allontanare il Signore dalla croce, o quando affonda senza rimedio nel lago o quando vuole difendere il Signore con la spada. Per non parlare del momento vergognoso dei tre rinnegamenti davanti ai servi”.

Eppure con questa fede “provata“, ha sottolineato Bergoglio, Simon Pietro “ha la missione di confermare e consolidare la fede dei suoi fratelli, la nostra fede”. Il Vescovo di Roma ha anche riflettuto sulla “autostima” che nasce dalla consapevolezza di avere poca fede: “umanamente – ha osservato – questa consapevolezza di avere ‘poca fede’, insieme con l’umiltà di lasciarsi aiutare da chi sa e può farlo, è il punto di sana autostima in cui si radica il seme di quella fede ‘per confermare gli altri’, per ‘edificare sopra di essa’ che è quella che Gesù vuole da Simon Pietro e da noi che partecipiamo del ministero”. “Direi – ha commentato il Papa – che è una fede condivisibile, forse perché non è tanto ammirevole. La fede di uno che avesse imparato a camminare senza tribolazioni sulle acque sarebbe affascinante, ma ci allontanerebbe. Invece, questa fede da buon amico, consapevole della sua pochezza e che confida pienamente in Gesù, ci suscita simpatia e – questa è la sua grazia – ci conferma!”, e “questo è un passo nel progredire nella fede”.

A proposito del ruolo della memoria e dei testimoni della fede, il Pontefice ha affermato che Dio “è il Dio dei nostri padri e nonni. Non è Dio dell’ultimo momento, un Dio senza storia di famiglia, un Dio che per rispondere ad ogni nuovo paradigma dovrebbe scartare come vecchi e ridicoli i precedenti. La storia di famiglia non ‘passa mai di moda‘. Appariranno vecchi i vestiti e i cappelli dei nonni, faranno ridere eh, quando guarderemo le fotografie, le foto avranno color seppia, ma l’affetto e l’audacia dei nostri padri, che si spesero perché noi potessimo essere qui e avere quello che abbiamo, sono una fiamma accesa in ogni cuore nobile”.

A volte “progredire” può voler dire “progredire all’indietro“, cioè “andare alle radici”. Della speranza e del discernimento, ha quindi spiegato il Pontefice, fa parte la capacità di affrontare “la sconfitta”, andare avanti e “non darsi per vinti”. La fede, ha spiegato, progredisce “nella memoria e nella speranza”. Ha quindi messo in guardia dal sostituire la “fede in una persona” “con atti di fede puramente intellettuali, il cui dinamismo si esaurisce nel fare riflessioni e elaborare formulazioni astratte”. La fede e la carità, ha ammonito, devono essere “operanti“.

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