Caso Fabo, il procuratore di Milano: “Valuteremo ogni profilo sull’autodenuncia di Cappato” Francesco Greco: "Prenderemo in considerazione anche la giurisprudenza della Cedu. Ma non è detto che venga indagato"

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L’autodenuncia per di Marco Cappato, che ha accompagnato a morire in Svizzera dj Fabo, sarà valutata “sotto tutti i profili giuridici, compresa la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani”. Lo ha assicurato il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, precisando che il fascicolo verrà assegnato al pm Tiziana Siciliano, coordinatrice del pool “ambiente, salute e lavoro”.

Greco ha spiegato che ci sono “diversi profili” da esaminare. Per ora “noi non sappiamo nemmeno per cosa si auto denuncerà”. Perché possa configurarsi il reato di istigazione al suicidio è, infatti, necessario che l’aiuto sia “portato fino all’atto finale“. Il procuratore ha aggiunto che, in ogni caso, si tratterà “di ricostruire i fatti e ciò che è accaduto, è una storia complessa che presenta profili di rilievo sia in termini di principi generali che giuridici, dato che qui c’è una questione di diritto alla vita e alla morte. E non è automatico che venga iscritto nel registro degli indagati“.

Cappato, come promesso, si è presentato in una caserma dei Carabinieri di Milano per autodenunciarsi. “Se ci sarà l’occasione di difendere davanti a un giudice quello che ho fatto – ha detto ai giornalisti – lo potrò fare in nome di principi costituzionali di libertà e responsabilità fondamentali che sono più forti di un codice penale scritto in epoca fascista”. L’esponente radicale ha chiarito che l’ordinamento “non fa alcuna differenza tra l’aiuto a un malato che vuole interrompere la propria sofferenza e lo sbarazzarsi di una persona di cui ci si vuole liberare, mentre la Costituzione questa differenza la fa”. Secondo il tesoriere della “Luca Coscioni” “se i malati terminali potessero bloccare stazioni e strade per settimane, come altri hanno fatto, la legge sull’eutanasia l’avremmo avuta 40 anni fa”.

In un’intervista a Radio24 Cappato si è augurato di “essere incriminato” per poi potersi “difendere in un processo“. In Italia è reato l’istigazione al suicidio, ha aggiunto, “ma in questo caso non c’è stata alcuna istigazione”. Cappato ha detto di aver solo “aiutato Fabo nella sua decisione: sabato mattina l’ho caricato in macchina con la sua carrozzella e portato in Svizzera”. Ora, ha spiegato, lo “Stato ha due strade: o fare finta di nulla, nel senso che essendosi tutto svolto fuori dall’Italia fa finta di non sapere niente oppure incriminarmi e io spero che lo faccia”.

L’ultima grande preoccupazione di dj Fabo, ha ricordato, è stata quella di non riuscire ad azionare il pulsante con il movimento della bocca. “Ha voluto fare una prova e quando ha visto che ci riusciva si è rilassato e ha ricominciato a scherzare, a scambiare parole di amore con chi gli stava vicino” ha aggiunto. “Fino all’ultimo gli abbiamo detto che poteva tirarsi indietro in ogni momento, poi abbiamo capito che queste parole lo infastidivano e innervosivano ancora di più, allora abbiamo lasciato perdere. Quando si era rivolto a me mesi fa io gli ho promesso che lo avrei aiutato, ma gli ho anche detto che lui sarebbe stato di grande aiuto ad altre persone se avesse accettato di raccontare la sua storia. E’ stato felice di farlo e forse anche questo gli ha dato la voglia di resistere per qualche settimana in più”.

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