Termini, ciclista finisce in ospedale cadendo in una buca. Colombo disastrata: ecco le zone a 30 Soluzioni provvisorie, disagi nella circolazione e pochi fondi: così l'annosa questione del dissesto stradale sferza la città

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ciclista buca

Definirlo un problema annoso è probabilmente un eufemismo: la questione “buche”, per Roma, è ormai una sorta di tratto distintivo, una cicatrice quasi folcloristica sul volto della Capitale, alle prese con tale situazione da decenni eppure ancora lontanissima dal trovare una vera e propria soluzione. L’ultimo caso-limite in ordine cronologico (ma non meno importante degli altri) è avvenuto nei pressi della Stazione Termini, nella mattinata del 27 febbraio, quando un ciclista, intento a percorrere la vicina via Gioberti sulla sua bicicletta, ha visto scomparire il suo mezzo per metà in una voragine malcelata nell’asfalto, rimediando qualche brutta contusione ed essendo costretto al ricovero presso il Policlinico “Umberto I”.

L’incidente

Una brutta disavventura per lo sfortunato ciclista diventato, suo malgrado, l’ennesimo emblema di una problematica che interessa non solo gli automobilisti, ma anche chi, come lui, percorre in bicicletta le strade della città che, teoricamente, nel centro storico (almeno lì), dovrebbero essere sottoposte a maggior attenzione e controllo. Sicuramente la dea bendata non è stata benevola con la vittima, che si è trovata a passare esattamente nel pertugio della buca lasciato scoperto dalla pesante lastra metallica che la ricopriva, incastrando la sua bici nella fessura e finendo sbalzato sull’asfalto, lasciando la due ruote infilata a testa in giù nell’angusto spazio fra strada e copertura, rischiando di farsi davvero molto male. Va da sé che, in una strada piuttosto trafficata come questa, la lastra di protezione non potesse rappresentare una soluzione a lungo termine.

Tra 30 e 50 kmh

Soluzioni per riparare l’asfalto? Per ora, a quanto sembra, i fondi sono insufficienti, quindi non pervenute, almeno non in misura definitiva. L’unico escamotage, per esempio su via Cristoforo Colombo, è ridurre la velocità, imponendo la zona a 30 e 50 su una delle vie più lunghe, trafficate e, purtroppo, sconnesse della Capitale (a causa delle profonde radici dei pini domestici che hanno in più punti sollevato l’asfalto). Nell’attesa che venga posta la nuova segnaletica (attualmente, la via che da Piazzale Numa Pompilio conduce fino a Ostia è percorribile tra i 60 e gli 80 chilometri orari), la scena ordinaria è vedere pattuglie di Vigili urbani costrette a presidiare le buche di maggiori dimensioni, con appostamenti da protrarre anche per diversi giorni. Situazioni che, ancora più frequentemente, si verificano nelle strade periferiche, sulle quali il dissesto stradale è decisamente più evidente, pur se meno rilevante a livello mediatico. Nel corso degli anni, le proteste dei cittadini si sono susseguite a più riprese, con occupazioni delle vie più disastrate, pubblicazioni di foto o appelli alle istituzioni. Eppure, la questione sembra sempre al punto di partenza. Sembra evidente che, in un contesto come quello della Colombo, la limitazione di velocità non può che essere un tamponamento provvisorio. L’urgenza vera e propria è l’effettuazione di interventi concreti sul manto stradale più che la riparazione della singola apertura. Discorso vecchio ma, a quanto pare, sempre di grande attualità.

 

Foto: Repubblica

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