Filippine, il gruppo Abu Sayyaf decapita un ostaggio tedesco Lo skipper 70enne era in mano al gruppo terroristico filo-isis da circa 3 mesi

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“Non credo di avere la possibilità di uscire vivo da qui, perché nulla si muove”. Sono le ultime parole di Jurgen Kantner, lo skipper 70enne rapito lo scorso novembre nelle Filippine, dopo un attacco al suo yacht in cui venne uccisa la moglie. Il tedesco è stato ripreso dai suoi aguzzini, i militanti del gruppo di Abu Sayyaf – affiliati dell’Isis – che hanno pubblicato un video con l’ultimo saluto dell’uomo alla sua famiglia e poi la sua decapitazione.

La morte dello skipper

Kantner, rapito all’inizio di novembre 2016 nei pressi dell’isola di Laparan durante un attacco al suo yacht, è stato tenuto in ostaggio dai miliziani per circa tre mesi. Il gruppo Abu Sayyaf aveva richiesto per la sua liberazione un riscatto di oltre 612.000 dollari. La scadenza era fissata per il 26 febbraio.

Le minacce del gruppo Abu Sayyaf

Con un video diffuso il 14 febbraio, Abu Sayyaf aveva minacciato di decapitare il tedesco se entro il 26 febbraio non fosse stato pagato un riscatto. L’uomo sarebbe stato decapitato 30 minuti dopo la scadenza dell’ultimatum. Il generale Carlito Galvez ha reso noto infatti di aver ricevuto informazioni di intelligence che confermano che il 70enne tedesco sarebbe stato decapitato dopo la scadenza dell’ultimatum. “Ma abbiamo bisogno di avere la conferma del corpo”, ha aggiunto. Anche il consigliere presidenziale per la pace, Jesus Dureza, ha detto di aver ricevuto queste informazioni di intelligence e che la task forze anti-terrorismo gli ha detto che sono in corso verifiche.

 

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