Caso Cucchi: sospensione dal servizio per tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale La decisione è stata presa dal Comando generale dell'Arma: ai tre sarà anche dimezzato lo stipendio. La sorella di Cucchi: "Giusto così"

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stefano cucchi

E’ arrivata la decisione di sospensione dal servizio per tre dei cinque carabinieri accusati del pestaggio che avrebbe provocato la morte di Stefano Cucchi, avvenuto all’interno della Stazione Roma “Appia”. Assieme ad altri due militari, i carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, con il vicebrigadiere Francesco Tedesco, tutti accusati di omicidio preterintenzionale, hanno già ricevuto un rinvio a giudizio per la vicenda, giunto in seguito agli esiti della cosiddetta “inchiesta-bis”. Gli altri due carabinieri sono accusati di falso e calunnia, entrambi reati che non prevedono la sanzione di sospensione, alla quale si aggiunge anche il dimezzamento dello stipendio.

L’inchiesta

Il 17 gennaio scorso, il procuratore Giuseppe Pignatone e il sostituto Giovanni Musarò avevano sentenziato, come causa della morte del trentenne, il violento pestaggio subito nei locali della caserma dove Cucchi era trattenuto in stato di custodia cautelare. Qui, invece, si sarebbe consumata la violenta condotta dei militari, i quali avevano “spinto e colpito con schiaffi e calci” il geometra romano, facendolo “violentemente cadere in terra”, come specificato dai pm. Secondo la documentazione emessa dalla Procura, Cucchi avrebbe subito, dopo il suo arresto, numerose percosse in diverse parti del corpo, in particolare “un impatto al suolo in regione sacrale che, unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che lo avevano in cura presso la struttura protetta dell’Ospedale ‘Sandro Pertini’, ne determinava la morte”. Stando a quanto appreso dai fascicoli dell’inchiesto, sarebbe stato l’atteggiamento del fermato, il quale non si sarebbe dimostrato collaborativo, a provocare la reazione violenta dei tre.

Ilaria Cucchi: “Giusto e sacrosanto”

La decisione di sospendere i tre, è stata presa dal Comando generale dell’Arma, che ha ritenuto doveroso adottare tale misura precauzionale, vista la grave natura dei reati loro contestati. Il commento della sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, autrice di una battaglia per la verità durata nove anni, è arrivato via Facebook: “Credo che questo sia giusto e sacrosanto proprio a difesa e a tutela del prestigio dell’Istituzione”.

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