Suore Francescane missionarie di Maria: 30 anni di dialogo interreligioso in India E' “un’esperienza di liberazione”, testimonia suor Mary John Kattikatta, membro Fmm

345

Sono oltre 30 anni, dal lontano 1986, che le suore Francescane missionarie di Maria creano gruppi per il dialogo interreligioso in India. La loro opera si sviluppa in Tamil Nadu, Andhra Pradesh e in altre aree meridionali del grande stato a maggioranza indù.

La promozione del dialogo tra appartenenti a confessioni diverse è “un’esperienza di liberazione”, assicura ad AsiaNews suor Mary John Kattikatta, membro delle Francescane missionarie di Maria (Fmm) parlando della sua opera, e aggiunge: questo impegno “ci ha aiutato a verificare che tutta la popolazione del Paese, a prescindere dalla religione che professa, è figlia dello stesso Dio”.

Una delle attività con cui le sorelle promuovono il dialogo sono i circoli di studio delle fedi, dove si riuniscono appartenenti a comunità diverse: una volta a settimana indù, musulmani e cristiani pregano, studiano e riflettono insieme sui libri sacri delle rispettive religioni. Suor Mary John riferisce che “questi studi ci hanno permesso di allargare i nostri orizzonti mentali e accettare il buono e il bello presenti nelle altre confessioni”.

Nel corso degli anni – riporta il canale informativo del Pime – le suore hanno anche creato una rete con gruppi di altre religioni che sostengono il dialogo interreligioso, quali: l’Aleyam, la Madras Association of Inter-Cultural Philosophy, la Gandhi Peace Foundation e l’Inter-faith movement for human solidarity. “Grazie a queste attività con persone di altre fedi – afferma – abbiamo costruito relazioni amorevoli. Dialogare su ogni aspetto serve a vivere in maniera armoniosa in ogni contesto”.

Tra le opere missionarie che svolgono quotidianamente, le suore vanno anche a fare visita alle famiglie indù e musulmane. Si tratta di “un’esperienza gratificante, perché all’inizio la gente ci guardava in modo sospettoso. Quando essi si sono convinti che le nostre visite avevano come obiettivo il creare relazioni sane, il loro atteggiamento di indifferenza e indignazione è cambiato. Ora sono nostri amici e partner nei dialoghi”.

“Qualche anno fa alcuni fanatici cristiani avevano distribuito volantini religiosi all’esterno di una moschea, mentre i fedeli islamici uscivano dopo la preghiera – racconta Suor Mary John -. Offesi nel loro sentimento religioso e temendo fosse un tentativo di convertirli al cristianesimo, i musulmani hanno reagito malmenando il pastore. Ma poi la loro violenza è stata sedata grazie all’intervento di un musulmano molto rispettato nella comunità, che è membro dei nostri gruppi di dialogo. Il conflitto si è risolto perché egli ha saputo riconoscere e apprezzare i nostri sforzi nel costruire l’armonia in quell’area”.

“Il nostro unico scopo – conclude suor Mary – è comunicare il messaggio di amore di Dio. Siamo qui per rafforzare un atteggiamento di inclusione e per entrare in comunione con tutti, mantenendo sempre la nostra identità di cristiani”, conclude la sorella.

La religione in India è caratterizzata da un’amplissima diversità di credenze e pratiche cultuali. Secondo i dati del censimento 2011 sulle comunità religiose – pubblicato dal Registrar General of India – tra il 2001 e il 2011, l’India si conferma il maggiore Paese indù al mondo (con 79,8 punti percentuali su 1,211 miliardi di persone); i musulmani sono il 14,23%, in costante crescita soprattutto nei cinque Stati nordoccidentali a maggiore rappresentanza musulmana: Maharashtra, Gujarat, Rajasthan, Madhya Pradesh e Uttar Pradesh.

Per quanto riguarda i fedeli cristiani, essi compongono il 2,3% della popolazione totale (27,8 milioni); i sikh l’1,7% (20,8 milioni); i buddisti sono lo 0,7% (8,4) milioni; i giainisti sono lo 0,4% del totale (4,5 milioni); 7,9 milioni di persone hanno altre appartenenze religiose e 2,9 milioni non sono credenti.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS