Iraq: nel nuovo disegno di legge sul Parlamento, un seggio in più riservato ai cristiani Nella revisione della distribuzione dei seggi della Camera dei rappresentanti, i seggi cristiani passano da 5 a 6

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Il nuovo disegno di legge pubblicato dalle istituzioni parlamentari irachene lunedì scorso e concernente la revisione della distribuzione dei seggi della Camera dei rappresentanti tra le diverse circoscrizioni elettorali irachene, prevede l’aumento dei seggi riservati alle minoranze cristiane, che passerebbero da cinque a sei, con l’aggiunta di un seggio riservato ai cristiani armeni presenti nella capitale irachena, Baghdad. Ne dà notizia l’agenzia Fides, l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie.

Secondo il disegno – che andrà ora sottoposto alla discussione delle forze politiche prima dell’approvazione in legge – i seggi della nuova Assemblea parlamentare passerebbero da 325 a 328, con 318 di essi distribuiti tra le diverse province in base ai confini amministrativi. Sabei, mandei e yazidi avrebbero nel nuovo Parlamento un solo seggio garantito per ciascuna delle tre minoranze. Attualmente, i seggi distribuiti alle tre componenti principali del Paese: sunniti, sciiti (la maggioranza) e curdi. A questi, si aggiungono le minoranze religiose, in primis i cristiani copti.

Alle ultime elezioni, avvenute nel 2014, 157 seggi sono andati ai tre partiti sciiti: la Coalizione Stato di Diritto ne ha guadagnati da solo 92; trattasi dello schieramento sciita guidato dal Primo ministro Nūrī al-Mālikī; 55 seggi erano andati ai curdi divisi in tre partiti; 38 ai sunniti (2 liste) e infine 54 agli altri, compresi i 5 cristiani.

Recentemente, riporta sempre Fides, il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, incontrando domenica 19 febbraio a Erbil alcuni autorevoli rappresentanti della Lega Caldea, ha rinnovato l’appello a mettere in atto processi di riconciliazione e di cooperazione tra tutte le componenti sociali, etniche e religiose evitando di trasformare le diverse appartenenze confessionali dei cristiani in un pretesto per accentuare le derive settarie che continuano a minacciare l’unità del Paese.

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