Nigeria in prima linea contro la post verità: “Minaccia peggiore delle ribellioni” A lanciare l'allarme è stato Alhaji Lai Mohammed, ministro della Comunicazione del Paese africano

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La pubblicazione di fake news, in particolare sui social media, rappresenta una minaccia peggiore dell’insurrezione e delle milizie armate. Ne è convinto il ministro nigeriano dell’Informazione e della Cultura, Alhaji Lai Mohammed. Secondo il rappresentante del governo di Abujia quello delle bufale online è un fenomeno da tenere sotto controllo perché ha il potere di mettere persone di etnia e religione diverse l’una contro l’altra.

“Dobbiamo prestare adeguata attenzione alle strategie di comunicazione, anche tra di noi ci sono persone molto attive sui social network – ha spiegato -. Si tratta di un fronte che è stato ampiamente trascurato, che oggi siamo chiamati a monitorare. Anche perché le nuove piattaforme di comunicazione consentono una veloce diffusione in tutto il mondo delle fake news”.

Lai Mohammed ha poi citato i casi in cui la Nigeria ha dovuto combattere contro le bufale online. Come la falsa notizia sulle condizioni dei cristiani nel Paese, quella che sosteneva la cessione di armi ai pastori Fulani e quella sull’uccisione di alcuni membri di un gruppo pro-Biafra. “Si tratta di fake news – ha sottolineato – che rischiano di creare conflitti etnici o religiosi”. Il ministro ne ha parlato nel corso di un seminario sulla sicurezza nazionale, organizzato dall’esercito nigeriano ad Abuja.

La situazione in Nigeria, il più popoloso stato africano, è caotica. da una parte c’è l’insurrezione del gruppo jihadista Boko Haram, dall’altra la ribellione di alcuni gruppi armati nella regione del Delta del Niger, ricca di petrolio.

Le bufale online hanno spesso carattere allarmistico. Propaganda e disinformazione trovano nei social media il contesto ideale per influenzare l’opinione pubblica e avere un impatto maggiore. A differenza della satira, i siti specializzati in fake news cercano di trarre i lettori in inganno invece di ironizzare su vizi e vezzi della politica. Il tutto in un Paese in cui l’alfabetizzazione (compresa quella digitale) è ancora su livelli piuttosto bassi.

 

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