Offensiva su Mosul ovest, il dramma della popolazione: 800 mila civili stretti tra due fuochi L'avanzata delle truppe governative verso l'area occientale deve fare i conti con la densità abitativa del territorio. Tra fame e scontri a fuoco, in trappola anche 350mila bambini

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Mosul

Continua il tremendo assedio alla città di Mosul, in Iraq, dove le forze governative e alleate stanno gradualmente recuperando terreno sugli occupanti jihadisti dell’Isis riuscendo, nei mesi scorsi, a riconquistare l’area orientale della città. Ora, però, le truppe irachene devono fare i conti con le centinaia di migliaia di persone intrappolate nella parte occidentale di Mosul, ancora in mano dei miliziani del sedicente Stato islamico. E, come nel corso delle avanzate precedenti, la situazione per i civili si sta facendo drammatica: la stretta fra il fuoco dell’esercito governativo e l’occupazione fondamentalista, rischia di provocare un numero potenzialmente altissimo di vittime, sia dal punto di vista militare che in modi indiretti, legati alla malnutrizione, alla scarsa igiene e alla quasi impossibilità di accesso alle prestazioni sanitarie.

Mosul ovest

Le ong continuano a lanciare appelli, evidenziando le condizioni di rischio per circa 800 mila persone (secondo le stime Onu) ancora stanziate a Mosul ovest, vittime della follia fondamentalista e dei fuochi incrociati degli scontri armati. In particolare, l’associazione umanitaria “Save the Children”, ha evidenziato le terribili condizioni nelle quali versano circa 350 mila minori. Nel frattempo, l’Alto commissariato Onu per i migranti (Unhcr) ha predisposto ulteriori avamposti per l’accoglienza dei profughi, prevedendo una nuova ondata proveniente dall’area della Piana di Ninive. Nel frattempo, le forze di sicurezza hanno raggiunto la zona dell’aeroporto, coprendo parte del percorso verso l’agglomerato urbano occidentale, maggiormente popolato e diversamente predisposto rispetto alla parte est, con strade strette e una densità abitativa più capillare.

Vie di fuga presidiate

L’urgenza riguarda ora la creazione di nuove vie di fuga dalla città e di corridoi umanitari che consentano l’intervento delle organizzazioni per il supporto sanitario e assistenziale agli sfollati. Tuttavia, la predisposizione di adeguate vie d’uscita non è affatto facile, essendo i confini presidiati dalle forze jihadiste (le quali impiegano alcuni cecchini, come riportato anche nel comunicato ufficiale StC) e con il rischio di incorrere nelle esecuzioni sommarie dei miliziani. Un ruolo importante, per la tutela delle migliaia di persone intrappolate, dovrà essere giocato dalle stesse truppe governative, le quali potrebbero infatti rallentare la loro avanzata proprio a causa dell’elevato numero di civili. Nel frattempo, il rischio per le persone continua a mantenersi altissimo, soprattutto a causa dell’elevato tasso di denutrizione presente sul territorio, accentuato dall’inaccessibilità alle risorse e dalla latente condizione di povertà dovuta al lungo e terribile periodo di occupazione.

 

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