Scambio d’accuse tra Ankara e Teheran, convocato l’ambasciatore turco Cavusoglu aveva accusato la Repubblica islamica di destabilizzare il Medio Oriente. La replica: "La nostra pazienza non è eterna"

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Nuovo scambio di accuse tra Turchia e Iran. Dopo le minacce giunte da Teheran (“la pazienza dell’Iran non è infinita”) e la convocazione dell’ambasciatore turco, in risposta alle accuse lanciate da Ankara sulla “politica settaria” iraniana in Medio Oriente, arriva la controreplica del ministero degli Esteri turco. “Non è accettabile né comprensibile, per un Paese che non esita neppure a spingere verso il campo di battaglia i profughi che cercano rifugio dalle crisi, accusare altri di essere responsabili di tensioni e instabilità regionali”, ha detto il suo portavoce Huseyin Muftuoglu, invitando Teheran a “fare passi costruttivi e superare le sue politiche regionali invece di accusare i Paesi che lo criticano”.

A rompere definitivamente il clima fraterno e a portare alta la tensione tra Teheran e Ankara ci ha pensato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, affermando dal palco della Conferenza di Monaco che l’Iran sta “minando” la stabilità in Medio Oriente, con una “politica settaria”. Un messaggio forte e inaspettato, anche se qualcosa nell’aria sembrava esserci negli ultimi tempi dopo alcune dichiarazioni, ritenute “anti-Iran”, dello stesso Erdogan.

A Teheran hanno aspettato 24 ore prima di rispondere, ma la reazione di oggi è stata altrettanto forte. Prima con il portavoce del ministero degli Esteri, Bahram Qasemi, poi con la convocazione, nel pomeriggio, dell’ambasciatore turco per consegnagli la protesta ufficiale. “Ankara non cerchi di testare la nostra pazienza, perché non sarà illimitata”, ha detto Qasemi, rimarcando che “la pazienza dell’Iran non è infinita”. “Speriamo che in futuro agiscano con più tatto e attenzione – ha aggiunto – altrimenti non rimarremo in silenzio“. E a stretto giro, dopo le parole Qasemi, è arrivata la mossa ufficiale con la convocazione dell’ambasciatore di Ankara, Raza Hakan Tekin, e la consegna di una lettera di protesta dalle mani del vice ministro degli Esteri iraniano per l’Asia-Pacifico, Ebrahim Rahimpour. Una lettera nella quale, oltre a rimarcare il forte disappunto per le parole di Cavusoglu, si rimproverano anche recenti dichiarazioni considerate “anti-Iran” del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

Sullo sfondo tornano i disaccordi sul Medio Oriente, e in particolare sulla Siria. Che l’intesa a tre (Russia, Iran e Turchia) del primo tavolo di Astana avesse subito qualche crepa si era già intuito la settimana scorsa, in occasione del secondo tavolo che aveva spento gli entusiasmi. Il 16 febbraio, infatti, le delegazioni riunite ad Astana non sono riuscite ad approvare un documento dettagliato sull’attuazione del cessate il fuoco tra ribelli e forze governative e una delle ragioni citate è stato l’atteggiamento tiepido della Turchia e, in particolare, il grado ritenuto “non sufficientemente elevato della delegazione turca”.

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