Messico, una catena umana lungo il confine per protestare contro il muro di Trump "Grazie per aver unito l'America Latina" ha affermato ironicamente la senatrice Rosa Maria Beristain

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Prosegue senza sosta la protesta dei cittadini messicani contro il neo presidente statunitense Donald Trump, reo di voler costruire un muro che separi lo stato americano della California dal Messico sulla linea di confine lunga circa 2200 km. A Ciudad Juarez – al confine con la texana El Paso – ma anche a Tijuana – cittadina messicana posta vicino a San Diego, California – oltre 1500 cittadini hanno formato una catena umana per protestare contro le politiche migratorie del magnate.

“Basta con i muri, basta con i rimpatri forzati”, hanno intonato gli attivisti a Tijuana insieme a un folto gruppo di immigrati irregolari rispediti in Messico e che hanno preso parte al “muro umano”. Ma anche famiglie, bambini e adolescenti, tutti con in mano fiori e nastri bianchi in segno di pace.

“Tenendoci per mano daremo prova di quella unità nazionale che non distingue tra le persone”, ha affermato in un discorso il senatore Armando Ríos Piter, uno degli organizzatori della manifestazione. “Vogliamo urlare ai quattro venti che il Messico è più di un muro”.

Tra i politici presenti, c’è anche chi fa dell’ironia, ringraziando Trump per aver prodotto un riavvicinamento del Messico con gli altri Stati del Centro e Sud America. “Grazie per aver unito l’America Latina” ha infatti affermato la senatrice Rosa Maria Beristain; il rapporto con gli Usa sta attraversando un momento così “critico” tale per cui “il Messico deve cominciare a rafforzare le proprie relazioni con altri Paesi e cessare di dipendere economicamente dal vicino settentrionale”, ha spiegato la senatrice.

Il sindaco di Ciudad Juárez, Armando Cabada, ha sottolineato come il messaggio inviato dalla catena umana sia chiaro: “La regione di frontiera è più unita che mai”, ha detto. Trump è avvertito.

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