Iraq, il Patriarcato caldeo sconfessa le dichiarazioni di vendetta di un cristiano in tv L'uomo assicurava che molti cristiani combattono a Mosul a fianco degli sciiti per vendicarsi dei sunniti dell'Isis

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Il Patriarca cristiano-caldeo dell’Iraq ha sconfessato con un comunicato stampa le dichiarazioni di Ryan Salem, cristiano caldeo di Alqosh, rilasciate ieri in un programma televisivo iracheno. L’uomo, legato a gruppi paramilitari di autodifesa popolare formati in gran parte da musulmani sciiti, durante il suo intervento televisivo aveva dichiarato che anche i cristiani sono presenti a Mosul per combattere e vendicarsi dei musulmani sunniti. Nel video, Salem appariva accanto a prigionieri sunniti, probabilmente catturati in quanto possibili collaborazionisti dell’auto-proclamato Stato Islamico (o Daesh, secondo l’acronimo arabo di Isis).

La Chiesa cattolica caldea ha comunità in Medio Oriente, Europa, Oceania ed America settentrionale. Il primate caldeo e attuale patriarca di Babilonia (con sede a Baghdad) è Louis Raphaël I Sako. I fedeli nel mondo sono circa un milione; di questi, circa 250.000 vivono in Iraq dove rappresentano la maggioranza dei fedeli cristiani.

Nel comunicato, il patriarca caldeo ha evidenziato come il signor Salem non abbia “alcun legame con la morale insegnata da Cristo, messaggero di pace, amore e perdono”, e non può “fare tali affermazioni coinvolgendo i cristiani”, in quanto “non li rappresenta in alcun modo”. Una vera e propria diffida formale riportata stamane dall’Agenzia Fides, l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie, per scongiurare rappresaglie nei confronti delle locali comunità cristiane. Il patriarcato caldeo avverte infatti che tali dichiarazioni potrebbero esasperare i conflitti settari ed esprime al contempo l’augurio che nelle operazioni di riconquista di Mosul siano rispettati tutti i principi base dell’etica militare.

Lo scorso giugno il Patriarcato aveva già preso le distanze nei confronti di quei miliziani operanti nei gruppi paramilitari che partecipavano a operazioni di guerra ostentando croci e altri simboli cristiani. “Si tratta di singoli individui, che agiscono in maniera cattiva – aveva detto per all’Agenzia Fides Raphael I Sako -. L’ostentazione dei simboli cristiani è parte della cattiveria, e fomenta scontri di matrice religiosa, spirali di vendetta e nuove sofferenze”.

Il Patriarca ha inoltre più volte suggerito ai combattenti di arruolarsi nelle forze militari nazionali o nelle milizie Peshmerga evitando di entrare in contatto con le milizie settarie che – conclude – finiscono per alimentare tutte le forme di “sedizione confessionale”.

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