Lotta al Daesh: il Pentagono valuta l’invio di truppe regolari in Siria Il piano, sempre osteggiato da Obama, sarà presentato a Trump. L'obiettivo è accelerare la sconfitta dell'Isis a Raqqa

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Il dipartimento della Difesa Usa starebbe valutando la possibilità di inviare truppe da combattimento regolari in Siria per accelerare la lotta contro l’Isis. Lo riporta la Cnn citando fonti del Pentagono. I cosiddetti “boots on the ground” – una eventualità sempre respinta da Barack Obama – sarebbero dunque una delle opzioni allo studio dei vertici militari che stanno mettendo a punto il piano anti-Daesh ordinato dal presidente Donald Trump. Piano che il segretario alla difesa, James Mattis, e il capo di stato maggiore dell’esercito Usa, Joseph Dunford, si apprestano a mettere sulla scrivania dello Studio Ovale, dove il Commander in chief avrà l’ultima parola sul da farsi.

Il dispiegamento di truppe convenzionali, che si andrebbero ad aggiungere alle truppe speciali Usa già presenti in Siria, potrebbe avvenire nel giro di poche settimane, con l’invio dei soldati prima in Kuwait. Una mossa che Obama aveva sempre respinto, giudicandola troppa rischiosa per l’America che potrebbe ritrovarsi invischiata in una nuova guerra dopo le avventure in Afghanistan e in Iraq. Nessuna indiscrezione al momento sul numero di soldati che si intenderebbe inviare.

Già il New York Times alcuni giorni fa aveva rivelato come allo studio ci fosse l’invio di altri militari in Siria e in Iraq, con l’obiettivo di accelerare l’offensiva per la riconquista di Raqqa e Mosul, le due principali roccaforti del califfato. Ma si parlava di ulteriori uomini delle forze speciali – come i Navy Seal o i Delta Force – che operano in piccoli gruppi e compiono blitz al fianco delle truppe alleate locali. Tra le opzioni del piano – riportava il Nyt – anche il dispiegamento di elicotteri da combattimento e di artiglieria pesante sul terreno. Ma la volontà del presidente Trump sarebbe anche quella – in base alle indiscrezioni – di conferire maggiori poteri decisionali al Pentagono e ai vertici militari, per rendere più veloce l’autorizzazione di operazioni sul campo. Questo nonostante il recente raid USa in Yemen – il primo dell’era Trump – che ha portato anche all’uccisione di civili, compresi alcuni bambini. Intanto il segretario di stato Rex Tillerson sarebbe alle prese con un altro piano: quello per la creazione delle cosiddette “safe zone” promesse da Trump in Siria.

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