IL SANTO DEL GIORNO SAN MARCELLO I

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san marcello 1San Marcello I, papa, che, come attesta san Damaso, vero pastore, fieramente osteggiato dagli apostati che rifiutavano la penitenza da lui stabilita e disonorevolmente denunciato presso il tiranno, morì esule scacciato dalla patria. Nei primi tre secoli del Cristianesimo, non tutte le persecuzioni furono uguali, da Nerone a Diocleziano, alcune più crudeli altre più blande.

L’ultima persecuzione fu quella del vecchio Diocleziano, la più lunga e cruda. Ebbe inizio nel 303 d.C., furono distrutte chiese, bruciati i libri sacri, i cristiani che si rifiutavano di sacrificare agli dèi erano considerati peggio degli schiavi, i nobili perdevano i loro titoli; gli ufficiali i loro gradi; i funzionari i loro uffici; i mercanti i loro averi. Ma a queste persecuzioni morali si aggiunsero presto anche quelle materiali. Accusati d’aver bruciato il Palazzo imperiale i cristiani vennero arsi, affogati, decapitati, crocifissi, sbranati. Città intere restarono spopolate e l’esercito decimato. Non tutti furono capaci di reggere, specialmente alla persecuzione civile, e per conservare, non tanto la loro vita, quanto la loro dignità, i loro gradi, i loro uffici, i loro averi, caddero nell’apostasia.
In questo momento difficilissimo, anzi, addirittura tragico, s’alzò la figura di San Marcello, presbitero capo della Chiesa Romana. Nei calendari e negli elenchi dei Pontefici, gli viene dato il titolo di Papa, trentesimo della serie Apostolica. Ma forse egli non fu mai eletto Papa. In ogni modo, il suo pontificato ebbe inizio nel 308 d.C. e fu di breve durata (309d.C.). La Chiesa, dopo la persecuzione e l’assenza di un capo, mostrava le piaghe dell’infedeltà e le cicatrici del tradimento.

San Marcello fu severo coi lapsi (cristiani che avevano adorato gli dei sotto le persecuzioni), ai quali impose gravi penitenze e duro con coloro i quali, addirittura, avevano formato una specie di partito “lassista”, che tentava di giustificare, se non addirittura difendere, l’operato dei cristiani rinnegati. Con la morte di Diocleziano e la successione di Massenzio, che doveva essere poi l’avversario sconfitto da Costantino, la persecuzione parve placarsi. La Chiesa romana si riorganizzò sotto la guida inflessibile di San Marcello, finché anche l’Imperatore Massenzio, insospettitosi, mandò in esilio il Pontefice, o il  “presbitero capo” (San Marcello), della Chiesa Romana. Morì in esilio nel 309 d.C.

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