Furto di nasoni in città, la Commissione lavori pubblici accusa Acea e Simu Sulle fontanelle scomparse in diversi quartieri di Roma la presidente Alessandra Agnelo dei 5 Stelle vuole fare chiarezza

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A Roma scompaiono i nasoni: quattro nel rione di Testaccio, una a Trastevere, due al Prenestino, una nella zona di Trigoria. Ben otto sono spariti nel nulla. Nessuno sa chi le ha prese e dove sono state portate. Il caso, come riporta l’agenzia Dire, è arrivato fin in Campidoglio, grazie all’intervento della presidente della Commissione capitolina dei lavori pubblici, Alessandra Agnelo che “ha messo alla sbarra” i dirigenti del Simu e quelli di Acea.

Nella Città eterna vi sono 2500 i nasoni, un vero e proprio patrimonio culturale e idrico, con l’erogazione di 5 metri cubi di acqua potabile al giorno, 1.825 all’anno, per un costo di 3.200 euro annuo a fontana a carico dei cittadini, tramite la tariffa integrata, per un totale di circa 9 milioni di euro. “Ultimamente sono scomparse molte fontanelle, e vogliamo capire che fine abbiano fatto”, denuncia Alessandra Agnello. Un quesito a cui i dirigenti di Acea Ato 2 (Marco Meddi e Marco Salis), responsabili rispettivamente di Customer care e Impianti di depurazione, convocati alla riunione, a cui hanno partecipato anche cittadini, comitati di quartiere e consiglieri municipali, non hanno saputo rispondere. Dunque, ecco la richiesta della commissione, all’Acea e al Simu, di fornire l’elenco ufficiale di tutte le chiusure e le rimozioni dei nasoni della Capitale.

“Noi rimuoviamo le fontanelle su richiesta del Simu o del Servizio giardini, non lo facciamo mai di nostra iniziativa”, spiega l’azienda. Difficile tenere traccia di tutti i nasoni, visto che “l’ultima mappa è stata fatta nel 2008”. Tuttavia,  l’ingegner Maurizio Di Tosto, dirigente responsabile dell’Unità organizzativa Impianti tecnologici del dipartimento Simu del Campidoglio, assicura: “è stata già avviata una nuova cartografia in Gis con tutto il posizionamento e la mappatura delle fontanelle nella città”.

Secondo il comitato di quartiere di Testaccio, nell’omonima piazza “è stata messa la Fontana delle Anfore ma sono sparite 4 fontanelle”. Parole alle quali fanno eco quelle della consigliera M5S del I Municipio, Giusi Campanini: “Nella primavera del 2016 ho ricevuto una chiamata da alcuni cittadini di Campo de’ Fiori che mi dicevano che nella piazza era stato rimosso il nasone davanti al cinema, e nessuno sapeva il motivo. Ho chiamato il servizio Riparazione guasti di Acea e l’operatore mi ha detto che era stato rimosso perché era stato trovato riverso per terra e quindi avevano chiuso il rubinetto, ma mi hanno assicurato che avrebbero riposizionato la fontanella entro 15 giorni. Così, visto che non era stato così, li ho richiamati dopo l’estate ma all’Acea non risultava più nulla, come se si fosse volatilizzato”.

La consigliere, ha poi riportato un’altra segnalazione, che “riguarda un nasone sparito a vicolo del Bollo, a Trastevere. Vorremmo sapere se esiste un deposito di queste fontanelle e se c’è la possibilità di recuperarli, perchè sono un patrimonio per la città di Roma”. Anche il consigliere di Fdi-An, Francesco Figliomeni, ha riferito della “scomparsa” di due nasoni: “uno a via Collatina, incrocio via Penazzato, e uno a via delle Libellule, tolto nel 2011 per i lavori di raddoppio della Laurentina e mai più riposizionato”.

“Con Acea faremo una serie di incontri, questo è il primo e il più importante perché parliamo dell’acqua, un bene naturale che è patrimonio di tutti – commenta Agnello -. Da parte dei cittadini c’è particolare attenzione non solo sull’acqua ma anche su fontane e fontanelle, che ci costano ogni anno complessivamente 16 milioni di euro, di cui circa 9 per i nasoni”. Ultimamente, prosegue, “sono scomparse delle fontanelle, almeno 8 solo negli ultimi tempi, quelle segnalate oggi, ma chissà quante sono in totale. Se questi nasoni non sono finiti in qualche villa privata ma sono stati stoccati da Acea, allora andrebbe fatta una razionalizzazione, perchè in alcuni posti ce ne sono quattro in 50 metri mentre in intere aree nessuno. Vanno spostati dove è più utile, ma non vanno mai tolti o chiusi perchè sono un bene storico e perché siamo fortunati ad avere l’acqua e dobbiamo usarla. Gli stessi cittadini potrebbero dare lo spunto per riposizionarli”.

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