Il Pontefice ribadisce la condanna del capitalismo selvaggio Alla Global Foundation: "La cultura dello scarto è un boomerang, prima o poi anche loro saranno scartati"

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Papa Francesco, in una giornata densa di appuntamenti, ha ricevuto in mattinata i partecipanti alla “Tavola Rotonda” di Roma della Global Foundation, “nella quale – ha detto – vi riunite, ispirati dal motto della stessa Fondazione – “Insieme ci impegniamo per il bene comune globale” – , per individuare le vie giuste, capaci di condurre ad una globalizzazione “cooperativa” cioè positiva, opposta alla globalizzazione dell’indifferenza”. Nel suo intervento il Pontefice ha ribadito che “è inaccettabile, perché disumano, un sistema economico mondiale che scarta uomini, donne e bambini, per il fatto che questi sembrano non essere più utili secondo i criteri di redditività delle aziende o di altre organizzazioni. Proprio questo scarto delle persone costituisce il regresso e la disumanizzazione di qualsiasi sistema politico ed economico: coloro che causano o permettono lo scarto degli altri – rifugiati, bambini abusati o schiavizzati, poveri che muoiono per la strada quando fa freddo – diventano essi stessi come macchine senza anima, accettando implicitamente il principio che anche loro, prima o poi, verranno scartati – è un boomerang questo! Ma è la verità: prima o poi loro verranno scartati – quando non saranno più utili ad una società che ha messo al centro il dio denaro”.

Francesco ha fatto riferimento all’enciclica “Centesimus Annus” nella quale S. Giovanni Paolo II “di fronte al crollo di sistemi politici oppressivi e alla progressiva integrazione dei mercati che ormai chiamiamo abitualmente globalizzazione, avvertiva il rischio che si diffondesse ovunque l’ideologia capitalistica. Essa avrebbe comportato una scarsa o nulla considerazione per i fenomeni dell’emarginazione, dello sfruttamento e dell’alienazione umana, ignorando le moltitudini che vivono ancora in condizioni di miseria materiale e morale, e affidandone fideisticamente la soluzione unicamente al libero sviluppo delle forze del mercato. Il mio Predecessore, domandandosi se un tale sistema economico fosse il modello da proporre a coloro che cercavano la via del vero progresso economico e sociale, giunse a una risposta nettamente negativa. Questa non è la via. Purtroppo – è l’amara constatazione di Francesco – i rischi paventati da san Giovanni Paolo II si sono ampiamente verificati”.

Ma il Papa non rinuncia certo alla speranza e ripropone, come “simbolo e icona del nostro tempo” per contrastare un “globalizzazione irresponsabile” la figura di Madre Teresa di Calcutta: “Occorre, innanzitutto, che ognuno, personalmente, non sia indifferente alle ferite dei poveri, ma impari a com-patire con coloro che soffrono per le persecuzioni, la solitudine, lo spostamento forzato o per la separazione dalle loro famiglie; con coloro che non hanno accesso alle cure sanitarie; con coloro che patiscono la fame, il freddo o il caldo. Questa compassione farà sì che gli operatori economici e politici possano usare la loro intelligenza e le loro risorse non solo per controllare e monitorare gli effetti della globalizzazione, ma anche per aiutare i responsabili nei diversi ambiti politici – regionali, nazionali e internazionali – a correggerne l’orientamento ogni volta che sia necessario”. Il Papa ha concluso incoraggiando i partecipanti a farsi guirdare dalla luce della Dottrina sociale della Chiesa “promuovendo una globalizzazione cooperativa”.

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