Coniugi massacrati nel ferrarese, convalida del fermo e custodia in carcere per il figlio e l’amico Secondo il legale d'ufficio il movente non sarebbe il rendimento scolastico. Mille euro promessi al complice

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E’ stata convalidata dal Gip del Tribunale dei minori di Bologna, Luigi Martello, la misura di custodia in carcere, così come lo stato di fermo, per il figlio della coppia e per il suo amico, accusati del delitto dei due coniugi di Pontelagorino. Le richieste erano state avanzate dal pm Silvia Mazzocchi, a seguito degli accertamenti svolti dai carabinieri di Ferrara. Respinte, perciò, le ipotesi dei domiciliari o della collocazione dei due in una comunità.

La storia

Massacrati a colpi di arma da taglio alla testa, con due sacchetti di plastica legati attorno al volto: in queste condizioni sono stati rinvenuti all’interno della loro abitazione, nel paese di Pontelagorino, in provincia di Ferrara, i corpi di Salvatore Vincelli, 59 anni, e di sua moglie, la quarantacinquenne Nunzia Di Gianni. A “trovare” i corpi e chiamare i soccorsi, nella mattina del 10 gennaio, il minore dei due figli della coppia, di sedici anni. Un orrore immediatamente poco chiaro agli inquirenti, i quali hanno subito avviato le indagini per cercare di chiarire le dinamiche di quanto accaduto. La svolta è arrivata nelle prime ore dell’11 gennaio: le Forze dell’ordine hanno infatti fermato il minorenne il quale, dopo una notte di interrogatorio, ha confessato il duplice omicidio, messo in atto assieme a un suo amico diciassettenne. Il suo racconto non aveva mai convinto i responsabili dell’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante: quella mattina, infatti, non sarebbe andato a scuola, raccontando di aver passato la notte a casa di un amico. Nella casa, inoltre, non erano stati riscontrati segni di effrazione, né oggetti spostati, rendendo improbabile l’ipotesi, inizialmente concepita, di una rapina.

I due adolescenti, durante la confessione, avrebbero indicato agli agenti anche il luogo nel quale era stata nascosta l’arma del delitto, un’ascia, assieme ai loro vestiti insanguinati, gettati nei pressi di un corso d’acqua nella vicina frazione di Caprile. A seguito di una prima giornata di indagini, i dettagli decisivi sarebbero emersi durante la notte: secondo gli inquirenti, il duplice omicidio sarebbe stato consumato fra le 3 e le 5 del mattino, mentre le vittime erano nel letto, addormentate. Sul corpo dell’uomo sono stati da subito riscontrati 3 colpi inferti con un oggetto contundente piuttosto pesante, mentre la donna sarebbe stata colpita addirittura 5 volte. Dopo averli uccisi, il ragazzo, assieme al suo complice, avrebbe trascinato i corpi dei genitori in due differenti aree della casa (in camera da letto e in garage), tentando di simulare un tentativo di furto. Numerose, però, le contraddizioni emerse, le quali hanno indotto le Forze dell’ordine a sottoporre il sospetto a ulteriori domande, fino alla confessione. Stando alle prime indiscrezioni, il movente non sarebbe legato a motivazioni economiche, quanto piuttosto ai frequenti contrasti tra figlio e genitori per il suo cattivo rendimento scolastico. L’amico lo avrebbe aiutato nel suo intento per manifestare “vicinanza”, anche se, secondo quanto affermato dal procuratore capo, Bruno Chierchi, dietro ci sarebbe una promessa di pagamento, pari a mille euro (80 subito, il resto a cose fatte).

Gli involucri di plastica sarebbero serviti a non lasciare tracce di sangue durante lo spostamento dei cadaveri o, forse, per non guardare negli occhi le loro vittime. Stando a quanto dichiarato in conferenza stampa dallo stesso procuratore capo di Ferrara e dal capitano dei carabinieri, Andrea Desideri, la loro intenzione era di caricare in auto i due cadaveri ma, a quanto pare, qualcosa gli ha impedito di portare a termine il piano. I minorenni, ora, sono stati posti in stato di fermo, accusati di duplice omicidio. A questo, potrebbe essere aggiunta l’aggravante della premeditazione.

Secondo quanto riferito dal suo legale d’ufficio, Gloria Bacca, il minore sarebbe “pentito e sconvolto”. Nel corso dell’interrogatorio davanti ai pm, il ragazzo avrebbe confermato quanto già confessato in precedenza. Secondo l’avvocato, il movente non sarebbero i brutti voti scolastici del ragazzo, ma “per un motivo molto più complesso”.

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