Indonesia, le minacce dei radicali islamici: “Bruceremo la chiesa se il cantiere continua il lavoro” "La domanda è stata presentata 17 anni fa" ha spiegato il frate cappuccino parroco di Santa Clara

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Nuove persecuzioni contro le minoranze religiose in Indonesia, Stato arcipelago del sud-est asiatico a maggioranza mussulmana. Oltre 500 islamici hanno manifestato nei giorni scorsi a Bekasi, vasto sobborgo di Giacarta, per impedire la costruzione della chiesa cattolica dedicata a Santa Chiara. I manifestanti hanno urlato slogan minacciosi, come “bruceremo la chiesa se il cantiere continua il lavoro” per impedirne il prosieguo.

Secondo le leggi indonesiane, il rilascio del permesso per la costruzione di un tempio, per qualsiasi comunità religiosa, richiede una domanda pubblica firmata da un numero stabilito di credenti residenti nella provincia interessata. I radicali islamici asseriscono che la legge è stata violata manipolando e falsificando le firme dei cittadini che hanno sostenuto la costruzione dell’edificio di culto.

La domanda è stata presentata ben 17 anni fa – ha spiegato il frate cappuccino Raymundus Sianipar, parroco di Santa Clara -. In questi anni abbiamo rispettato tutti i requisiti e le normative. Abbiamo atteso con pazienza rispettando la legge e affrontando le sfide necessarie”. Dopo una verifica quasi ventennale, il permesso era stato rilasciato il 28 luglio 2015 dal sindaco di Belasi, il musulmano Rahmat Effendi.

Secondo don Rasnius Pasaribu, segretario del consiglio pastorale parrocchiale, nella chiesa operano 4 sacerdoti che curano 9.422 fedeli sparsi nell’area di Nord Bekasi che conta 58 quartieri. “Oggi – rileva don Rasnius – la domenica si celebra la messa in una sala improvvisata che ospita 300 persone. E molte altre seguono la messa in strada. Quando piove, le persone si accalcano nella sala e nelle terrazze delle case dei vicini”.

L’Indonesia è il più popoloso paese a maggioranza musulmana del mondo, con quasi l’86,2% della popolazione di fede musulmana. Il 5,6% della popolazione è protestante, il 3% cattolico e il 2% indù. Il governo riconosce ufficialmente sei religioni (l’Islam, il protestantesimo, il cattolicesimo, l’induismo, il buddhismo e il confucianesimo), ma la libertà religiosa è prevista dalla costituzione indonesiana ed i rapporti tra le comunità religiose sono in genere molto pacifici. Solo negli ultimi anni si è verificata l’insorgenza di forme di fondamentalismo islamico, che, sebbene minoritarie, preoccupano le minoranze religiose per la loro capacità di influire sulle politiche governative.

La chiesa è un luogo che accoglie sempre tutti a braccia aperte: siamo fratelli, concittadini e compatrioti”, assicura don Rasnius che chiede ai residenti non cristiani di mostrare il medesimo spirito di accoglienza e di reciproca tolleranza.

 

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