Meloni e Salvini a Berlusconi: “Sì alle primarie o il centrodestra rischia di implodere” I leader di Lega e Fdi avvertono l'ex premier: "Se pensa a una grande coalizione con Renzi si fa fuori da solo"

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L’annunciata nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi ha azzerato ogni dibattito sulla successione all’ex Cav alla guida del centrodestra. Bruciato anche Parisi, il presidente di Fi attende la sentenza di Strasburgo per poter rientrare definitivamente nell’agone politico. Ma il quadro, tra i moderati, è profondamente cambiato, non solo dal 1994 ma anche dal 2008 quando Berlusconi, con tanto di predellino, annunciò la nascita del Pdl.

Costruire un centrodestra che sintetizzi anime diverse trovando la quadra attorno a valori comuni appare operazione difficile. La recente affermazione di Donald Trump, associata alla crescita inesorabile di Marine Le Pen nei sondaggi per l’Eliseo, hanno aperto il campo a una destra sovranista (qualcuno direbbe populista), della quale i maggiori rappresentanti in Italia sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E mentre Berlusconi, a 81 anni e con alle spalle un partito lontano dai fasti degli ultimi anni 90, pensa di poter essere ancora la guida dei “moderati”, questa nuova realtà chiede a gran voce che a scegliere il futuro leader siano le primarie. Sul modello di quanto avviene negli Usa nel partito repubblicano o, in Italia, nel Pd.

“Sono pronto a fare le primarie anche domani mattina. Chiunque voglia governare non può prescindere dalla partecipazione popolare – ha detto il segretario della Lega in un’intervista al Tempo e a Libero – Anche in questo caso, spero proprio che Berlusconi le accetti. Altrimenti noi andiamo avanti lo stesso. Ma sono sicuro che la maggior parte degli eletti e degli elettori di Forza Italia hanno voglia di partecipare”. Anche perché l’alternativa, secondo Meloni: “E’ l’implosione del centrodestra“. Il rimprovero più volte rivolto nei confronti dell’ex premier è quello di non aver mai adottato una presa di posizione dura nei confronti del governo Renzi. In caso di vittoria del No al referendum Berlusconi, a differenza di quanto fatto dagli alleati, non ha paventato la possibilità di un voto anticipato. Anzi, a domanda precisa, ha detto di non credere che il governo possa cadere. Il timore di Lega e Fdi è quello di un Nazareno bis. “Se Berlusconi pensa a una grande coalizione con Renzi, be’ si mette fuori da solo” ha tagliato corto Salvini. Gli ha fatto eco Meloni: “Chi nel centrodestra pensa di sostenere il quarto governo di fila non scelto dagli italiani non potrà essere nostro alleato in futuro”.

 

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