ABBAGLIATI DALLA RICCHEZZA

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Un report amaro quello della Caritas Italiana per il 2016. In otto anni il numero di persone che vive sotto la soglia di povertà è cresciuto da 1,8 a 4,6 milioni. A essere più colpite dal fenomeno sono le famiglie numerose. Ma anche i giovani, che per la prima volta superano gli anziani nella classifica dell’indigenza.

La crisi che perdura da anni ha penalizzato non solo gli adulti rimasti senza impiego, ma anche la fascia di popolazione compresa tra i 20 e i 30 anni, e i giovanissimi in cerca di occupazione, conseguenza dell’abbandono scolastico.

A fare da contraltare a una situazione critica, caratterizzata da un crescente disagio economico, c’è un modello artificiale proposto dalla Tv che sembra trasformare la logica dello spreco in modus vivendi. Trasmissioni che frastornano i ragazzi, promettendo guadagni facili e successo senza sacrificio e sudore.

Il cattivo esempio dell’indifferenza e della pericolosa “povertà di spirito”, peggiore se vogliamo di quella materiale, viene molto spesso dai reality. Come quello, proposto per qualche settimana su un canale nazionale, che raccontava la vita facoltosa di alcuni giovani rampolli (avevano tra i 20 e i 26 anni) di imprenditori. Le proteste hanno portato all’interruzione dello show ma i protagonisti sono improvvisamente diventati star su Instagram, dove hanno collezionato migliaia di follower in poco tempo.

Ad favorirne un successo inatteso sono stati i tanti coetanei che seguivano il format. Ragazzi che magari hanno a malapena i soldi per pagare il biglietto del cinema, ma che sono rimasti ammaliati da una vita fatta di nastri, lustrini, caviale e champagne. Un falso mito diseducativo che rischia di alimentare dolore, invidia, gelosia e risentimento per una condizione sociale lontana anni luce da quella proposta dal reality.

Uscendo dai confini nazionali troviamo “Rich Kids”, social network riservato ai giovani ricchi, capace di agguantare centinaia di migliaia di follower. Le foto condivise su Instagram sotto il relativo hashtag sono piene di yacht lussuosi, bottiglie di champagne, soldi e lusso. Egocentrismo ed esibizionismo senza remore e regole. Ma il lato peggiore, terribile, è che per accedere ai contenuti occorre sborsare i mille euro al mese richiesti per il donwload dell’app . Si punta sull’esclusività, come richiesto dalla home page del sito: “tutti possono avere un account su Instagram, ma solo i veri ricchi possono permettersi di avere un profilo qui”. Negli ultimi mesi, come simbolo di opulenza, le foto dei baby paperoni sono evidenziate da una poco elegante cornice dorata.

La più seguita (con 465 mila follower) è Anastasija Raznatovic, bellissima e ricchissima. Ha 18 anni ed è la figlia di Željko Raznatovic, meglio conosciuto come Arkan, serbo, a capo della formazione paramilitare chiamata le “Tigri di Arkan” che durante il conflitto in Jugoslavia commise atrocità di ogni tipo, massacro di Srebrenica compreso (insieme agli uomini di Ratko Mladic). La pargola di uno dei più grandi criminali della seconda metà del 900, insomma, mette in mostra la sua esistenza extralusso. Alcuni scatti, ad esempio, la ritraggono mentre festeggia il suo 18esimo compleanno in hotel di Belgrado, circondata da decine di vip.

Vite lontane da una quotidianità fatta di difficoltà, che alimentano falsi ideali e valori senza fondamento. Bugie e menzogne si accavallano costituendo l’humus di una generazione irrazionale, visionaria, incapace di adattarsi alla realtà, che rinuncia o nega le verità essenziali. E che crede solo nel “benessere a ogni costo“. Concetto pericoloso, anzi pericolosissimo, con cui troppo spesso i mass media bombardano le coscienze in formazione.

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