Grillo: “Se vince il No chiederemo elezioni a Mattarella”, Renzi: “Non è un voto sul Governo” Il Movimento 5 Stelle da Roma attacca il Pd: "Chi ha fatto questa riforma è un travestito morale"

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Ad una settimana dal voto referendario sulla riforma costituzionale, Beppe Grillo e Matteo Renzi scendono in piazza a Roma. Dopo la “marcia della felicità”, una manifestazione per il No, iniziata dalla basilica di San Paolo fuori le mura, il leader del Movimento 5 Stelle assicura che, se vince il No “andremo dal Presidente della Repubblica che deciderà se andare o meno alle elezioni. Noi vogliamo le vogliamo”, precisa Grillo.

“Vogliamo che il popolo italiano decida da chi vuole essere governato” dice il leader dei 5 Stelle, insistendo sulla volontà di “razionalizzare e far tornare il buon senso“. Ribadendo il suo No alla riforma della Costituzione, ha poi aggiunto: “Questi sono dei menomati morali, anzi dei travestiti morali”. Accanto a lui, alla testa del corteo, anche Luigi Di Maio, Paola Taverna, Alfonso Bonafede, Manlio Di Stefano e Vito Crimi. “Stanno cercando di spaventare, se va al potere il M5S non succede nulla, solo che le persone apriranno gli occhi e vedranno la realtà come è” ha ribadito Grillo dal palco, da cui hanno parlato anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, seguita da Alessandro Di Battista, Carla Ruocco, Luigi Di Maio e Roberto Fico.

Al termine della marcia, conclusasi in piazza Bocca della Verità, Grillo lancia l’appello finale: “È un voto di pancia: fidatevi della pancia e non della testa. Stanno cercando di spaventare l’opinione pubblica ma se M5S va al potere non succede nulla, i mercati non si spaventino -ripete Grillo -. Succede solo che la gente apre gli occhi e vede la realtà così com’è. Dobbiamo prendere lo scettro del No e sbatterglielo in faccia”, conclude.

Dall’altra parte di Roma, nel quartiere dell’Eur, è Matteo Renzi a parlare a favore del Sì alla riforma della Costituzione. “C’è bisogno di un governo solido. Il referendum è importante anche dal punto di vista politico ma non è sul governo. Non è il congresso del Pd. Qualcosa abbiamo sbagliato all’inizio dando un approccio troppo politicistico. Ma ora sappiamo che c’è una questione da risolvere, con il quesito. Chi dice Sì o No, dice Sì o No a questo quesito qui: non c’è altro”, dice il premier, focalizzando il suo discorso sulla necessità di un governo stabile, che un voto positivo al referendum potrebbe – a suo dire – portare: “Se vogliamo cambiare l’Europa un Governo solido e stabile è decisivo”.

Poi aggiunge: “Inizia la settimana che può cambiare l’Italia. Il Paese è arzigogolato, non si può andare avanti così mentre fuori il mondo corre. La situazione è serissima. Perché bisogna buttar via l’occasione di cambiare? Ci saranno meno politici, ma ci sarà politica con la P maiuscola. Il 5 dicembre ci potrà essere un Paese più forte in grado di affrontare le sfide internazionali o un Paese fermo, bloccato. Siamo al rush finale”.

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