Ratti come detective: in Tanzania nasce uno speciale “reparto” anti-bracconieri Il progetto dell'Ong Apopo: utilizzare i roditori come unità cinofile, per individuare animali imbarcati illegalmente.

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E se un semplice ratto potesse trasformarsi in un efficace agente anti-bracconaggio? In Tanzania, presto, potrebbe essere possibile. Un progetto pilota, promosso dall’Ong belga “Apopo”, permetterebbe l’addestramento dei roditori africani all’individuazione, attraverso il loro sensibilissimo olfatto, di eventuali animali prigionieri nei container in partenza dal Paese, pronti per essere esportati illegalmente. In particolare il pangolino del capo, piccolo mammifero dal caratteristico corpo a scaglie, tra le maggiori vittime dei contrabbandieri.

Un’insolita “selezione di personale” per i reparti di sicurezza che combattono il fenomeno della caccia illegale. I ratti che vivono sul territorio, possono raggiungere dimensioni ragguardevoli, godono di uno sviluppatissimo sistema olfattivo e, naturalmente, di un’agilità fuori del comune. Caratteristiche, queste, che li rendono, potenzialmente, aiutanti addirittura più efficienti dei cani, anche perché in grado di raggiungere le anguste strettoie fra un container e l’altro.

Il percorso di addestramento che, per il momento, riguarda circa 15 esemplari, richiederà un anno: l’obiettivo è sensibilizzarne il senso dell’odorato, permettendogli di conoscere l’ambiente circostante e guadagnandone la fiducia con del cibo-ricompensa. Il processo di socializzazione prevederà, ovviamente, la costante presenza umana nella vita dei roditori selezionati, che potranno abituarsi agli odori e ai suoni del paesaggio restando nelle tasche, o sulle spalle, dei loro istruttori, come spiegato al Guardian dal portavoce di Apopo, James Pursey.

L’operazione “click and rewards”, ossia il premio in cibo, sarà la tappa fondamentale per permettere ai futuri “agenti” di riconoscere e distinguere l’odore del pangolino, nonché per imparare a segnalarne la presenza grattando con le zampe sulla superficie del contenitore nel quale è rinchiuso. Un’impresa, questa, che potrebbe essere facilitata qualora vi siano aperture o prese d’aria nelle pareti, le quali funzionerebbero da filtro e verrebbero facilmente raggiunte dai roditori, anche in punti meno accessibili. Al fine di garantire un altrimenti difficile controllo a distanza, sul dorso degli animali potrebbe essere applicata una piccola videocamera.

Non è la prima volta che, in Africa, l’Associazione Apopo utilizza il ratto gigante come supporto alle Forze dell’ordine locali. Ad esempio, in Tanzania (ma anche in Mozambico, in Angola e in Cambogia), il loro formidabile naso consente di individuare mine antiuomo sepolte nel terreno, o di riconoscere le persone affette da tubercolosi. Qualora anche l’ultimo esperimento andasse in porto, l’Ong conta di estendere il programma di addestramento, ampliando le indagini olfattive alla ricerca dei corni di rinoceronte e delle zanne di elefante.

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