Carlo Acutis e la sua autostrada verso il cielo: presto potrebbe essere beato Il giovanissimo milanese, morto di leucemia a 15, potrebbe diventare il patrono di internet

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Carlo

Una vita breve, trascorsa fra la passione per le tecnologie e il forte desiderio di assistere coloro che più ne avevano bisogno. La storia di Carlo Acutis, adolescente milanese morto a soli 15 anni per una grave forma di leucemia, non è troppo diversa da quella di molti altri ragazzi della sua età. Scuola, libri, uscite con gli amici, ma anche qualcosa di speciale: uno straordinario talento per l’informatica, per i linguaggi di programmazione, per i segreti della rete normalmente accessibili solo per chi impiega anni di studio. Un’attitudine genuina, accompagnata ad un cuore grande, generoso… santo.

C’era qualcosa di speciale in Carlo, un’amicizia salda, forte, indissolubile: quella con Gesù. Un legame speciale che, costantemente, lo accompagnava nelle sue giornate, intrise della gioia e dell’allegria caratteristiche della sua età. Sentimenti che riversava anche nei suoi impegni civili, nel volontariato presso i senzatetto della sua città, e, allo stesso tempo, nel rapporto con i suoi amici e nella sua sconfinata creatività tecnologica. Grazie al suo talento, è riuscito a sviluppare programmi, montaggi video, giornali scolastici e altro ancora, ottenendo risultati eccezionali per un ragazzo così giovane. Ma c’era anche qualcos’altro, di ben più importante. Era l’Eucaristia la sua tappa fondamentale, il momento in cui, davvero, poteva sentirsi vicino a Gesù. La comunione era per lui, come spesso diceva, “un’autostrada verso il cielo”.

Carlo non ha sconfitto il suo male, ma nemmeno il male ha sconfitto lui. “C’è chi sta peggio di me”, ripeteva ai medici, non appena gli chiedevano se stesse soffrendo, forte del principio, saldo e incrollabile, che aveva sempre accompagnato la sua vita: “La nostra meta deve essere l’infinito, non il finito. L’infinito è la nostra patria. Da sempre siamo attesi in cielo”. Il 15 ottobre del 2006 Carlo percorse quell’autostrada, lasciando dietro di sé un vuoto difficile da colmare, se non con l’amore spontaneo che la sua vita, breve e straordinaria, aveva contribuito a insegnare.

La fase diocesana del suo processo di beatificazione si è appena conclusa. La cerimonia, presieduta dall’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, si è svolta nei locali della Curia del capoluogo lombardo. Al termine, nel cinema Apollo, è stato proiettato il documentario “La mia autostrada verso il cielo”, realizzato dall’Officina della Comunicazione in collaborazione con il Centro Televisivo Vaticano e dedicato alla storia del giovane servo di Dio. Immagini di un’esistenza intensa, costruita sulla generosità e sulla devozione verso gli altri, volata via presto, assieme a un soffio di vento troppo forte.

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