Addio all’uomo che fece riscoprire Dante. E’ morto a Roma lo scrittore Vittorio Sermonti "Mi prendo qualche giorno di riposo", twittò pochi giorni fa. Aveva 87 anni

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Sermonti

Scrittore, filologo, romanziere, regista radiofonico e teatrale, ma, soprattutto, l‘uomo che seppe raccontare Dante agli italiani: Vittorio Sermonti si è spento all’ospedale “Sandro Pertini” di Roma, a 87 anni. Pochi giorni fa, quasi presagendo la fine, aveva postato il suo ultimo tweet: “Cari amici, mi prendo qualche giorno di riposo. I vostri commenti mi terranno compagnia”.

Nato a Roma, nel 1929, figlio di un avvocato, entrò ben presto in contatto con esponenti della vita politica e culturale italiana del primo dopoguerra. Suo padrino di battesimo, ad esempio, fu l’ex presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, Vittorio Emanuele Orlando. Dalla musica al giornalismo, dalla letteratura alla radio, l’ampio orizzonte delle sue competenze lo portò a confrontarsi con i più disparati campi della cultura: fu giornalista per testate come L’Unità, Il Mattino e Il Corriere della Sera; regista radiofonico e teatrale, docente dell’Accademia d’arte drammatica; romanziere e saggista, con titoli come La bambina Europa (1954) e Se avessero (2016), sua ultima opera e finalista del Premio Strega.

L’incontro di Sermonti con la filologia avvenne relativamente tardi, laureandosi presso l’Università La Sapienza di Roma solo nel 1963. Tra i suoi relatori, Natalino Sapegno, tra i maggiori trecentisti del 900 e autore del noto Commento alla Divina CommediaCome da lui stesso sottolineato, nel corso di una recente intervista (2013) concessa al quotidiano Repubblica, la sua stima verso gli scrittori non era pari a quella riposta nei lettori o nei musicisti: “Gli scrittori sono una categoria che mi annoia terribilmente”, aveva affermato, ribadendo però la sua stima per autori come Carlo Emilio Gadda, da lui definito “senza ombra di dubbio il più grande scrittore italiano del 900”.

Ma la sua notorietà al grande pubblico giunse quando, nel 1987, la Rai decise di affidargli la registrazione di un programma radiofonico, incentrato sul commento e sulla lettura dei canti della Divina Commedia. Supportato dal critico letterario Gianfranco Contini, Sermonti seppe modulare alla perfezione la propria voce al contesto letterario, creando una perfetta sintonia tra lettore e testo scritto. A partire dal 1995, il programma andò in onda sulle frequenze Rai, ottenendo immediatamente un grandissimo successo, amplificato dalle repliche dal vivo che il regista offrì al pubblico nel corso degli anni successivi.

Un’opera di lettorato in seguito tentata anche da altri, primo fra tutti Roberto Benigni, il quale però non incontrò un giudizio troppo favorevole dal suo illustre predecessore: “Il suo modo di attualizzare Dante è divertente – disse a Sorrisi e canzoni nel 2007 – ma non si possono dire spiritosaggini e cose un po’ ovvie per adescare il pubblico. Questo non è un buon servizio fatto al Poeta e nemmeno agli ascoltatori”.

“Mi scoccia un po’ il morire, ma non provo angoscia”, affermò. Di sicuro, per il pubblico italiano, la sua immagine sarà sempre quella dell’uomo che fece riscoprire Dante.

 

 

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