Il caso firme false M5s arriva a Bologna, indagato il vice presidente del Consiglio comunale Marco Piazza sarebbe stato chiamato in causa in qualità di "certificatore" delle sottoscrizioni a sostegno del Movimento in occasione delle ultime Regionali

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Il caso delle firme false arriva anche a Bologna, dove quattro persone sono indagate per presunte irregolarità nella raccolta delle sottoscrizioni a sostegno del Movimento 5 Stelle in occasione delle Regionali del 2014. Tra questi figura anche il vicepresidente del Consiglio comunale felsineo, Marco Piazza.

Ai quattro è contestata la violazione dell’articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualità di “certificatore”, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone. Tra le accuse, nel fascicolo del Pm Michela Guidi che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Vergato, c’è quella di aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità, o in mancanza della qualità del pubblico ufficiale.

Intanto a Palermo i primi interrogatori degli indagati dovrebbero cominciare a fine settimana. Finita la sfilata dei testimoni tocca agli iscritti nel registro delle notizie di reato raccontare ai magistrati la loro verità sulla notte in cui, secondo l’accusa, un gruppo di attivisti grillini avrebbe falsificato centinaia di firme necessarie per depositare la lista per le comunali di Palermo del 2012. Le persone coinvolte allo stato sarebbero almeno dieci.

Ma l’elenco potrebbe allungarsi visto che la norma non punisce soltanto gli autori materiali delle falsificazioni, ma anche chi utilizza, consapevolmente, le sottoscrizioni non autentiche. Una formula che consentirebbe, in presenza di testimonianze a riscontro, di allargare l’indagine ai candidati alle elezioni a conoscenza dei falsi. In Procura dovrebbero presentarsi intanto i parlamentari nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino, indicata come una delle attiviste che ricopiarono le firme, inutilizzabili per un errore formale, il parlamentare regionale Giorgio Ciaccio, il cancelliere del Tribunale incaricato di certificare l’ autenticità delle sottoscrizioni depositate, l’attivista Samantha Busalacchi, altra accusata del falso materiale, e una serie di esponenti coinvolti nella vicenda.

Nelle scorse settimane sono stati interrogati Claudia La Rocca, deputata siciliana rea confessa e altri due grillini che starebbero collaborando con i pubblici ministeri. Le loro posizioni, inizialmente sono stati sentiti come persone informate sui fatti, si sono complicate mano a mano che sono emersi elementi auto indizianti.

In centinaia hanno messo a verbale di non ritenere autentiche le sottoscrizioni visionate. E in alcuni casi avrebbero anche sostenuto di non avere mai firmato per le liste alle Comunali, ma di avere aderito e sottoscritto altre consultazioni, come quella sul referendum per l’acqua pubblica.

Al momento, mentre i vertici nazionali attendono le mosse della Procura e l’invio degli inviti a comparire per prendere una decisione, solo la La Rocca e Giorgio Ciaccio hanno fatto un passo indietro auto sospendendosi, mentre i deputati nazionali coinvolti hanno attaccato querelando uno dei loro accusatori, l’attivista Vincenzo Pintagro.

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