Scontri in Valle di Susa: 38 condanne in appello per i No Tav Il procuratore generale del Piemonte si è detto soddisfatto del risultato del processo, soprattutto perché non è stata riconosciuta l'attenuante di aver agito per particolari motivi di valore sociale, contro la quale si era battuto

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Si è concluso con la conferma di 38 condanne il maxi processo di appello ai No Tav per gli scontri che si sono verificate nell’estate del 2011 in Valle di Susa. Le condanne più severe restano quelle a 4 anni e 6 mesi di carcere inflitte in primo grado, dove gli imputati in tutto erano 47. Nel processo di primo grado, chiuso il 27 gennaio dello scorso anno, c’erano state sei assoluzioni.

“E’ stata riconosciuta la legittimità dell’operato delle forze dell’ordine in occasione degli scontri in Valle di Susa di cui ci siamo occupati e, soprattutto, non è stata riconosciuta agli imputati l’attenuante di aver agito per particolari motivi di valore sociale, contro la quale mi ero battuto duramente”, ha dichiarato il procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo.

“La sentenza di primo grado non ci piaceva. Questo è un piccolo passo in avanti, ma non è ancora sufficiente”, ha dichiarato Claudio Novaro, uno dei legali della difesa che ha spiegato come alcune condanne sono state riviste e ridimensionate. “Ci sono stati casi di riconoscimento delle attenuanti generiche e di attribuzione della condizionale – ha spiegato l’avvocato Novaro -. Ma altre condanne restano francamente sproporzionate rispetto all’entità dei fatti e facciamo fatica a capire il motivo. Bisogna riconoscere il contesto entro il quale maturarono quei fatti”.

 

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