Libia, prosegue l’offensiva su Sirte: uccisi 11 jihadisti dell’Isis La riconquista della roccaforte prosegue a piccoli passi. Seicentosettanta miliziani morti dall'inizio dell'attacco

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Prosegue l’offensiva delle milizie libiche impegnate nella riconquista di Sirte, roccaforte dell’Isis nel Paese nordafricano. Nel loro ultimo bollettino pubblicato su Facebook hanno riferito di essere riuscite a neutralizzare un’autobomba e di avere trovato i corpi di 11 jihadisti del Califfato, uccisi in recenti scontri. Le stesse fonti hanno annunciato di avere preso il controllo di una postazione del sedicente Stato islamico nel quartiere di Giza Al-Bahareya, ultimo feudo dei terroristi a Sirte.

Progressi anche sul fronte di Bengasi dove invece sono impegnate altre forze, quelle legate al generale Khalifa Haftar, che si scontrano da mesi con gruppi di milizie vicine ad al Qaida. Il portavoce delle forze armate libiche – scrive a Sky News Arabia – ha detto che i militari hanno ripreso il controllo totale della zona di Al-Qawarsha, situata a ovest della città, e adesso avanzano verso il villaggio di Kanfouda, sostenute dall’aviazione. Le milizie in questione appartengono al Consiglio della Shura dei rivoluzionari della città.

Mohamed el Ghasri, portavoce delle forze libiche, ha reso noto al portale Alwasat che le milizie uccise dallo scorso cinque maggio – quando cioè è iniziata l’operazione – sono “salite a 670, mentre i feriti hanno superato quota tremila”. Ghasri ha aggiunto che numerosi jihadisti sono detenuti nella prigione di Misurata e sono state aperte delle inchieste per far luce sulle loro fonti di finanziamento sulle armi e sui loro collaboratori. La stessa fonte ha riferito che un gran numero di corpi dei jihadisti si trovano all’obitorio dell’ospedale e solo quando Sirte sarà totalmente liberata dallo Stato islamico le forze dell’operazione al Bonyam al Marsous riferiranno un bilancio dettagliato dei morti. Le milizie – ha promesso – continueranno nelle loro operazioni per liberare la città e smantellare le cellule dormienti dell’Isis ma anche i jihadisti fuggiti.

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