Falsi permessi di soggiorno: 15 arresti e 83 indagati a Prato Le ipotesi di reato sono associazione per delinquere, truffa aggravata all'Inps, induzione alla falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici, violazione alla normativa sul rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno, oltre alle violazioni della normativa in materia di immigrazione clandestina

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E’ stata rinominata “Colletti Bianchi” l’operazione che ha portato all’arresto di 15 persone, oltre che all’esecuzione di 19 misure interdittive, 83 indagati e 111 perquisizioni. Le misure sono state eseguite dalla Guardia di Finanza di Prato che ha impiegato 400 militari per la maxi operazione.

L’indagine nei confronti dei titolari e dipendenti di 2 studi di consulenza – lo studio Robbi, commercialista, e li studio Rosini, ragioniere – ha portato alla luce l’attività di una vasta organizzazione che, secondo quanto riferito dagli inquirenti, forniva documentazione falsa, a partire dalle buste paga, con le quali i cittadini immigrati, per la maggioranza cinesi, potevano così richiedere e ottenere il permesso di soggiorno.

Pesantissime le accuse nei confronti dei due studi professionali: associazione per delinquere, truffa aggravata all’Inps, induzione alla falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici, violazione alla normativa sul rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno, oltre alle violazioni della normativa in materia di immigrazione clandestina. Inoltre, i titolari e alcuni dipendenti dei due studi, alcuni dei quali cinesi, avrebbero dato vita a un’attività di favoreggiamento alla permanenza in condizioni di illegalità di un elevato numero di cittadini extracomunitari, soprattutto cinesi.

Le assunzioni, che in molti casi sono risultate regolari, venivano mantenute in essere solo il tempo necessario per emettere le buste paga in prossimità delle scadenze dei permessi di soggiorno. Il presunto dipendente, una volta ottenuto il rinnovo del documento, o il ricongiungimento familiare, veniva licenziato ma continuava comunque a svolgere il suo lavoro in “nero”.

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