Il Papa: “I cristiani devono imitare la pazienza di Gesù” All'udienza generale il richiamo "ad andare sempre all'essenziale". Invito a essere solidali con i terremotati

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A pochi giorni dalla chiusura del Giubileo straordinario Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell’udienza generale “a un’opera di misericordia che tutti conosciamo molto bene, ma che forse non mettiamo in pratica come dovremmo: sopportare pazientemente le persone moleste. Siamo tutti molto bravi nell’identificare una presenza che può dare fastidio – ha detto il Pontefice – succede quando incontriamo qualcuno per la strada, o quando riceviamo una telefonata… Subito pensiamo: “Per quanto tempo dovrò sentire le lamentele, le chiacchiere, le richieste o le vanterie di questa persona?”. Succede anche, a volte, che le persone fastidiose sono quelle più vicine a noi: tra i parenti c’è sempre qualcuno; sul posto di lavoro non mancano; e neppure nel tempo libero ne siamo esenti. Che cosa dobbiamo fare? Ma, anche noi tante volte siamo molesti agli altri, eh? Anche noi”.

Riflettendo sulla pazienza di Dio nei confronti del popolo ebraico, il Papa ha sottolineato che così Dio “ha insegnato a Mosè e al popolo anche questa dimensione essenziale della fede. Viene quindi spontanea una prima domanda: facciamo mai l’esame di coscienza per vedere se anche noi, a volte, possiamo risultare molesti agli altri? È facile puntare il dito contro i difetti e le mancanze altrui, ma dovremmo imparare a metterci nei panni degli altri”. Poi ha invitato a guardare l’esempio di Gesù: “Quanta pazienza ha dovuto avere nei tre anni della sua vita pubblica!”. E ha citato l’episodio della richiesta della madre di Giacomo e Giovanni che voleva che i figli sedessero “uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno. Eh: la mamma faceva la lobby per i suoi figli, eh? Era la mamma”. Ma “anche da quella situazione – ha detto Francesco – Gesù prende spunto per dare un insegnamento fondamentale: il suo non è un regno di potere e gloria come quelli terreni, ma di servizio e donazione agli altri. Gesù insegna ad andare sempre all’essenziale e a guardare più lontano per assumere con responsabilità la propria missione. Potremmo vedere qui il richiamo ad altre due opere di misericordia spirituale: quella di ammonire i peccatori e quella di insegnare agli ignoranti. Pensiamo al grande impegno che si può mettere quando aiutiamo le persone a crescere nella fede e nella vita. Penso, ad esempio, ai catechisti – tra i quali ci sono tante mamme e tante religiose – che dedicano tempo per insegnare ai ragazzi gli elementi basilari della fede. Quanta fatica, soprattutto quando i ragazzi preferirebbero giocare piuttosto che ascoltare il catechismo! Accompagnare nella ricerca dell’essenziale è bello e importante, perché ci fa condividere la gioia di gustare il senso della vita”.

Il Papa ha sottolineato l’importanza di “insegnare a guardare all’essenziale” che per chi si ferma a considerare solo l’effimero “è un aiuto determinante, specialmente in un tempo come il nostro che sembra aver perso l’orientamento e insegue soddisfazioni di corto respiro. Insegnare a scoprire che cosa il Signore vuole da noi e come possiamo corrispondervi significa mettere sulla strada per crescere nella propria vocazione, la strada della vera gioia. Così le parole di Gesù alla madre di Giacomo e Giovanni, e poi a tutto il gruppo dei discepoli, indicano la via per evitare di cadere nell’invidia, nell’ambizione e nell’adulazione”. Tuttavia, “l’esigenza di consigliare, ammonire e insegnare non ci deve far sentire superiori agli altri, ma ci obbliga anzitutto a rientrare in noi stessi per verificare se siamo coerenti con quanto chiediamo agli altri”.

Il S. Padre ha poi ricordato la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che si celebrerà domenica: “Faccio appello alla coscienza di tutti, istituzioni e famiglie, affinché i bambini siano sempre protetti e il loro benessere venga tutelato, perché non cadano mai in forme di schiavitù, reclutamento in gruppi armati e maltrattamenti. Auspico che la Comunità internazionale possa vigilare sulla loro vita, garantendo ad ogni bambino e bambina il diritto alla scuola e all’educazione, perché la loro crescita sia serena e guardino con fiducia al futuro”. Il Papa ha poi invitato a offrire suffragi per i fedeli defunti in questo mese di novembre e ha rivolto un pensiero “con particolare affetto” alle “vittime del recente terremoto nel Centro Italia: preghiamo per loro e per i familiari e continuiamo ad essere solidali con quanti hanno subito dei danni”.

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