La Corte penale internazionale accusa: detenuti torturati dall’esercito Usa Sotto accusa finisce ancora una volta anche la Cia

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Esisterebbero prove di crimini di guerra come la tortura, da parte dell’esercito americano e della Cia, a detenuti in Afghanistan. Le forze armate Usa, secondo un rapporto esaminato dalla Corte penale internazionale (Cpi), “sembrano aver sottoposto a tortura almeno 61 persone in Afghanistan, tra il 2003-2004” e agenti Cia potrebbero aver torturato almeno almeno 27 prigionieri nel Paese. I procuratori decideranno “presto” se chiedere l’autorizzazione all’apertura di un’indagine per crimini di guerra.

La notizia non sorprende più di tanto. Già nel dicembre 2014 uscì un rapporto della commissione Intelligence del Senato Usa nel quale si evidenziava come la Cia avesse torturato i sospetti terroristi di al-Qaeda con metodi ben oltre i limiti legali. “Gli abusi sui terroristi islamisti compiuti nell’era Bush – era il contenuto del report – non sono serviti “a nulla” e quelle durissime tecniche di interrogatorio si sono rivelate “inefficaci” e sono state “più brutali” di quanto l’Agenzia stessa abbia ammesso. Tra i prigionieri, inoltre, uno su cinque era tenuto in stato di detenzione per sbaglio, in particolare, “per un errore di identità o a causa di cattive informazioni di intelligence”.

Le tecniche utilizzate, si leggeva nelle 6700 pagine (di cui sono stati rilasciati degli estratti e le conclusioni), hanno inflitto dolore e sofferenze ai prigionieri. E l’Agenzia mentiva. Nel rapporto si legge di come abbia “ripetutamente fornito informazioni inaccurate al dipartimento per la Giustizia, ostacolando un’appropriata indagine legale sui metodi di interrogatori utilizzati nell’ambito del Programma di detenzione”.

All’epoca la Cia replicò per bocca del suo direttore, John Brennan: “Le tecniche di interrogatorio dure “hanno prodotto informazioni di intelligence e contribuito a evitare attacchi, a catturare terroristi e a salvare vite umane”, dopo la diffusione del rapporto. Nello stesso tempo ha aggiunto che “uomini e donne dell’Agenzia hanno lavorato nel mondo 24 ore al giorno per prevenire attacchi terroristi”.

Ora le accuse ritornano, e oltre agli 007 coinvolgono anche l’esercito, peraltro già finito anch’esso sotto i riflettori per gli orrori in Iraq, per la tortura di deprivazione del sonno ai prigionieri iracheni, prima degli interrogatori, o le tecniche barbare mostrate nelle foto della prigione di Abu Ghraib.

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