Cina, nuova stretta sull’utilizzo di internet: approvata nuova legge sulla cybersecurity Human Rights Watch, ad esempio, ha denunciato che la criminalizzazione dell'uso di Internet per "danneggiare l'unità nazionale" potrebbe portare a un'ulteriore restrizione della libertà online

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Ennesimo giro di vite in Cina sull’utilizzo di Internet. Infatti, nonostante le aspre critiche ricevute sia da attivisti per i diritti umani sia da diverse compagnie straniere, il governo cinese ha adottato la controversa legge sulla cybersecurity. A destare preoccupazioni è la poca chiarezza di alcune norme che lasciano ampi margini di applicazione.

Il testo finale è stato approvato ieri dall’Assemblea Nazionale del popolo ed entrerà in vigore a partire da giugno 2017. Rispetto a come la legge era stata concepita inizialmente, sono state apportate numerose limature, soprattutto grazie alle pressioni di alcuni governi stranieri e di oltre 40 grandi gruppi internazionali che ad agosto hanno incontrato il premier Li Keqiang, per chiedere modifiche alle parti più controverse.

Ad esempio, la sezione sui requisiti delle “informazioni essenziali infrastrutturali degli operatori” per archiviare su un server in loco i dati personali e le attività d’affari in Cina; sulla fornitura di un imprecisato “supporto tecnico” alle agenzie di sicurezza per il superamento dei controlli; infine, il concetto di “sicuro e controllabile” che potrebbe voler dire fornire dati e chiavi d’accesso e potenzialmente alimentare i rischi di spionaggio industriale.

Human Rights Watch, ad esempio, ha denunciato che la criminalizzazione dell’uso di Internet per “danneggiare l’unità nazionale” potrebbe portare a un’ulteriore restrizione della libertà online. Zhao Zeliang, direttore della Cyberspace Administration of China, ha rigettato le critiche spiegando che “ogni singola norma tiene conto degli standard internazionali” e che la Cina “non “vuole assolutamente chiudere la porta alle compagnie straniere.

La legge sulla cybersecurity rientra nell’ambito di una strategia, voluta dal presidente Xi Jinping, per un controllo su gruppi civili, avvocati attivisti e media. Nel 2015 è stata varata la legge sulla sicurezza nazionale che mira “sicuri e controllabili” network infrastrutturali e sistemi informativi. Da fine 2012, con l’arrivo del presidente Xi, la seconda economia del pianeta ha stretto le maglie sui controlli via Internet e sulla società civile.

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