Deputati curdi arrestati, l’Hdp diserterà per protesta il Parlamento Il partito sceglie la strada dell'Aventino. Il governo di Ankara: "E' un errore. Tornate indietro"

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Il partito curdo Hdp ha deciso di boicottare si in aula che in commissione le sessioni della Grande Assemblea di Ankara dopo l’arresto di 9 suoi deputati, tra cui figurano i leader Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag.

Una decisione clamorosa per la forza politica, che solo lo scorso anno era riuscita a entrare per la prima volta in Parlamento. Per decidere i prossimi passi, ci saranno “consultazioni con il popolo in tutta la Turchia”. Nel frattempo, il gruppo parlamentare continuerà comunque a riunirsi. La decisione dell’Hdp scatena nuovi allarmi sulla situazione nel Paese, dopo che già l’Unione Europa aveva parlato di “democrazia compromessa” con l’arresto dei deputati curdi. “La trattativa per l’ingresso della Turchia è ferma, ma comunque la Turchia che arresta i giornalisti, i magistrati e i politici non entra in Europa“, fa sentire la sua voce il premier Matteo Renzi.

Il governo di Ankara cerca di arginare il boicottaggio: “Tornate indietro da questo errore, prima che sia troppo tardi. Venite in Parlamento e dite quello che volete, ma nessun politico può abusare della sua posizione per proteggere il terrorismo”, ha detto il premier, Binali Yildirim. Per il suo vice, Nurettin Canikli, la decisione dell’Hdp comunque “non influenzerà negativamente l’attività legislativa”, mentre il partito Akp di Erdogan sta cercando di accelerare sulla riforma costituzionale presidenzialista. Tra il presidente turco e l’Occidente la tensione resta alle stelle. “Non mi interessa se mi chiamano dittatore o in qualsiasi altro modo. Mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro”, ha detto Erdogan, accusando l’Europa di sostenere il Pkk curdo, ospitandone i membri e fornendogli di fatto armi, inviate ufficialmente in Iraq per la lotta all’Isis.

La Turchia “non è più soggetta agli ordini” dell’Occidente, ha tuonato il leader di Ankara. Il dialogo con l’Europa appare sempre più difficile. Il ministro per gli Affari Europei, Omer Celik, incontrerà domani alcuni ambasciatori ad Ankara per ribadire il punto di vista turco. Dal carcere di massima sicurezza in cui è detenuto, torna a farsi sentire il leader curdo Demirtas, con un messaggio diffuso tramite i suoi avvocati: “Il nostro arresto illegale ha soltanto aggravato la profonda oscurità in cui il nostro Paese viene trascinato ogni giorno. Qualunque sia il nostro posto e le nostre condizioni, continueremo, se necessario, a bruciare come una candela per far vivere il nostro popolo in pace in un futuro di libertà”.

In tutta la Turchia, proseguono le proteste dei sostenitori dell’Hdp, regolarmente respinte dalla polizia. Una grande manifestazione nazionale potrebbe essere annunciata nei prossimi giorni, in un clima di alta tensione. Sabato notte, si è temuto anche un nuovo attacco all’aeroporto Ataturk di Istanbul, dopo quello che a fine giugno fece quasi 50 morti. La polizia ha sparato alcuni colpi per fermare due uomini in moto che hanno forzato i controlli ma che non avevano armi né esplosivi.

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