In fila coi poveri

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Immaginate di andare al supermercato per fare la spesa. Improvvisamente vi rendete conto che il vostro stipendio non basta per comprare i generi di prima necessità, inoltre vi viene detto che dovete esibire la carta d’identità per poter acquistare farina, latte, pane. Poi scoprite che ve ne daranno al massimo un pacchetto a settimana, non di più. Non importa se a casa vivete da soli o con 5 bambini da sfamare. Una situazione uscita dai nostri incubi più angoscianti? No, è quello che vivono 30 milioni di persone in Venezuela da più di tre anni.

Anche l’Italia è stata colpita da una crisi economica che sembra non avere una fine. Eppure nei nostri supermercati abbiamo l’imbarazzo della scelta: 5-6 marche diverse per ogni prodotto, sconti del 3×2 per chi compra in grandi quantità. “In Venezuela l’inflazione è alle stelle” racconta Maurizio Riba, missionario a Merida, in Venezuela, dal 2009. “In un anno può succedere che un genere alimentare aumenti di 15 volte il suo prezzo (1.500%!) e addirittura alcuni prezzi sono settimanali. La produzione interna è molto bassa, non c’è farina, non c’è zucchero. Possiamo comprare i generi alimentari solo esibendo la carta d’identità e il documento di residenza, e poi possiamo acquistare solo nel settore di competenza un solo giorno a settimana e comunque riceviamo solo un certo quantitativo di ciò che arriva. Già dal 2013 era difficile reperire alcune medicine o altre cose, dovevamo fare la coda per avere dei generi alimentari o i pannolini per bambini“. La situazione precipita un anno fa: anche girando tutti i negozi della città, alcune cose non si trovano e non possono essere acquistate nelle città vicine perché i residenti hanno sempre la precedenza. Per andare avanti bisogna arrabattarsi. Qualcuno va anche al mercato nero.

Alcuni farmaci importanti proprio non si trovano: gli antiepilettici, gli anti-ipertensivi, quelli per il diabete. Se ti ricoverano all’ospedale, devi comprarti tutto: bisturi, filo per cucire, le mascherine per il dottore, ecc. Conviene fare un viaggio in Colombia e comprare lì il kit completo. “Alcuni vanno a Caracas o in Colombia a comprare delle cose” conferma Mayra Albarran, prima venezuelana a scegliere la Comunità Papa Giovanni XXIII, “ma spesso ai posti di blocco le guardie ti chiedono la mazzetta oppure sequestrano quello che hai comprato, per poi rivenderlo ad un prezzo esorbitante. Conosco una signora che è stata fermata dalla polizia e volevano sequestrarle i pannolini per la sua bimba. Allora questa mamma ha rotto tutti i pannolini e li ha buttati per strada dicendo: ‘Se non sono per me, non sono nemmeno per voi’. C’è tanta rabbia nella gente, ma c’è anche tanta repressione“.

La situazione lascia davvero pochi spiragli di speranza. “In tutto questo non ci lasciamo vincere dalla rassegnazione, perché noi siamo qui per i bambini” dice Maurizio. “Le difficoltà sono una spinta a fare il più possibile, tant’è vero che tra una settimana accoglieremo una ragazza con disabilità, perché ora sta in un istituto e non potevamo lasciarla lì”. Sono le follie (belle!) di cui parlava don Oreste.

Tratto da “Sempre”

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