Un ricordo di Tina Anselmi

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Tina Anselmi ha rappresentato per la Cisl un riferimento ideale e culturale costante, un simbolo di emancipazione e di impegno politico e sociale per tutte le donne italiane. In tanti, in queste ore, a cominciare dal Presidente della Repubblica Mattarella, hanno ricordato la sua figura limpida, un esempio di coraggio, di competenza e di moralità nella azione politica. Ma Tina Anselmi era stata anche una grande sindacalista della Cisl. Nei primi anni cinquanta fu tra i fondatori della nostra organizzazione, portatrice dei valori del cattolicesimo popolare ed impegnata prima nella nostra categoria dei tessili della Cisl al fianco delle “filandiere” e più tardi nello storico sindacato Cisl della scuola elementare, per il rinnovamento del movimento dei lavoratori, per il pluralismo e la sua autonomia dai partiti politici, per il riconoscimento a tutte le donne dei diritti di cittadinanza.

Erano gli anni difficili del dopoguerra e della ricostruzione del nostro Paese, per i quali occorreva una grande coesione sociale e la capacità di unire tutte le forze responsabili su obiettivi di progresso, di sviluppo, di equità. La Anselmi è stata sempre dalla parte dei più deboli, figlia di quel filone riformista che aveva in De Gasperi, Dossetti, Pastore, Moro i suoi principali ispiratori. L’anno scorso aveva partecipato alla nostra assemblea organizzativa di Riccione, attraverso un video straordinario in cui ricordava il contributo delle donne italiane alle lotte per la liberazione e per la democrazia. Disse, tra le altre cose importanti, una frase che mi colpì: “Noi abbiamo combattuto per conquistare la pace”. Non diceva mai “io”, usava sempre “noi”. Era allergica ai narcisismi, all’autoreferenzialità. Questa è la grande lezione che ci lascia.

Tutta la sua vita è stata dedicata a costruire qualcosa per gli altri, come la legge per la parità di trattamento tra uomini e donne nel mondo del lavoro, l’istituzione del servizio sanitario nazionale universalistico e solidale, la legge 194 sulla tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza. Tre grandi conquiste sociali del nostro Paese, ottenute grazie alla sua capacità di dialogo e di mediazione. Era una lottatrice corretta, una persona umile, solare, ma sempre molto determinata nelle sue scelte. Ha sempre vissuto il suo impegno prima nel sindacato e poi nella politica come un servizio, non contro qualcuno.

Credeva nell’impegno civile e sociale come una passione per la libertà e la democrazia. Ha lottato nel corso della sua vita contro le ingiustizie, i poteri occulti, le discriminazioni di genere. Battaglie sulle quali non si è mai risparmiata, con grande coraggio, ma sorretta da una intensa fede e da una visione del mondo positiva. Per questo la Cisl non la dimenticherà mai, ma resterà per tutti noi un esempio da trasmettere alle giovani generazioni cui spetterà raccogliere idealmente il testimone della staffetta “Gabriella“.

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