Libano: il cristiano maronita Michel Aoun eletto presidente della Repubblica La nomina è arrivata alla quarta votazione. Ottantuno anni, ex capo di Stato maggiore della Difesa è considerato vicino a Hezbollah

122
aoun

Michel Aoun (81 anni) è stato eletto presidente della Repubblica del Libano al quarto turno di votazioni. Si tratta del fondatore del principale partito cristiano maronita del Paese, il Free Patriotic Movement. “Giuro su Dio onnipotente di sostenere la Costituzione e garantire la stabilità del Libano”, ha detto Aoun in Parlamento, dopo essere stato dichiarato presidente. “Dobbiamo vivere lo spirito della Costituzione che garantisca una parità reale (tra le confessioni, ndr), e adottare al più presto una legge elettorale che garantisca l’unità nazionale, la sicurezza e la stabilità, oltre ad attuare il decentramento amministrativo”, ha continuato il generale, che ha fatto poi dei riferimenti alla “protezione del Paese dal nemico israeliano”, al “diritto al ritorno” dei profughi palestinesi e alla situazione di quelli siriani.

Aoun nasce in una famiglia cristiano maronita nell’area di Haret Hreik, una zona mista e popolata sopratutto da cristiani e musulmani sciiti, nel sud di Beirut, non lontano dal Palazzo presidenziale di Baabda che lo ha accolto oggi come nuovo Capo di Stato. Dopo essersi diplomato in Francia, nel 1955 entra nell’Accademia militare e tre anni dopo, nel 1958, ottiene il grado di ufficiale d’artiglieria nell’Esercito Nazionale, iniziando la sua carriera militare. Poco dopo sposa Nadia al Chami, dalla quale ha tre figlie: Mireille, Claudine e Chantal.

Nel 1982, a conflitto civile libanese iniziato, Michel Aoun diviene generale di brigata dell’ottavo battaglione meccanizzato di fanteria, composto sopratutto da cristiani ma non solo: nel settembre 1983, dopo il ritiro delle truppe israeliane dal distretto di Chouf, che fungevano in un certo senso da “cuscinetto” tra il suo battaglione e le milizie druse, sciite pro-siriane e palestinesi, Aoun con i suoi uomini conduce una sanguinosa battaglia nel villaggio di Souq el Gharb, che verrà distrutto nei combattimenti. Con il controverso sostegno delle Forze Navali statunitensi, il battaglione di Aoun alla fine riesce a prendere il controllo dell’area.

Nel 1984, con l’appoggio di buona parte della comunità musulmana, diventa Capo di Stato maggiore della Difesa. Nel settembre del 1988 il presidente uscente Amin Gemayel, dopo aver dismesso il governo di Selim al Hoss, gli affida la presidenza del Libano ad interim, affiancandogli un “comitato” di sei ufficiali – tre cristiani e tre musulmani – osteggiata sopratutto dalla Siria. Sostenuto da Saddam Hussein con aiuti militari, Aoun combatte contro le truppe siriane e anche contro fazioni cristiano maronite, come le milizie delle Forze libanesi (oggi partito guidato da Samir Geagea), che inizialmente lo sostenevano. L’ingresso a Beirut della Forza araba di dissuasione guidata dalla Siria (e supportata dagli Stati Uniti in cambio del sostegno siriano contro Saddam), contestuale all’invasione del Kuwait di Saddam Hussein che aveva portato all’isolamento internazionale di quest’ultimo, porta il 13 ottobre 1989 all’assedio siriano del palazzo presidenziale di Baabda (area abbandonata durante i combattimenti da circa il 90% della popolazione), spingendo Aoun a rifugiarsi prima all’ambasciata francese e poi ad andare in esilio in Francia.

Tutto ciò dopo aver contestato gli accordi di Taif sul riassetto del Libano, preparati nel corso dei due anni precedenti da Rafiq Hariri, futuro primo ministro assassinato nel 2005. In Francia Michel Aoun fonda il Free Patriotic Movement nel 2005, anno in cui torna in Libano e contesta la “Rivoluzione dei Cedri”, nata dopo l’assassinio del primo ministro Rafiq Hariri (di cui principale sospettato è il regime siriano). Appoggia i partiti sciiti di Amal e Hezbollah, contro la maggioranza parlamentare anti siriana (al cui interno ci sono anche il movimento Futuro del figlio di Rafiq Hariri, Saad, il Partito socialista progressista del druso Walid Jumblatt e le Forze libanesi) che sostiene l’esecutivo guidato da Fouad Siniora. Alle elezioni parlamentari di maggio 2005 il partito di Aoun ottiene un gran numero di voti, facendolo eleggere in Parlamento e dando vita al piu’ ampio blocco cristiano nell’Assemblea.

Nel 2006 sancisce ufficialmente il sodalizio con Hezbollah, incontrando il segretario del Partito di Dio, Hassan Nasrallah, all’interno della Chiesa di Mar Mikhail, nell’area di Chiyah: un luogo che simboleggia la coesistenza cristiano-musulmana, situata all’interno di una microarea a maggioranza musulmana e risparmiata dai bombardamenti durante la guerra civile. Aoun e Nasrallah firmano così un memorandum of understanding, in cui viene discusso anche il disarmo delle milizie di Hezbollah a certe condizioni (non rispettate in seguito, come il ritorno dei prigionieri libanesi da Israele o la cessazione della percezione della minaccia posta dallo stesso stato israeliano) e una strategia difensiva contro la minaccia israeliana. Nel MoU viene discussa anche la necessità di avere relazioni diplomatiche con la Siria.

Dopo l’incontro, Aoun e il suo partito, l’Fpm, entrano ufficialmente nella coalizione pro-siriana 8 marzo, con Hezbollah, Amal e altre formazioni minori. Nel 2008 – anno dell’elezione dell’ultimo presidente della Repubblica, Michel Sleiman, prima dell’odierna elezione di Aoun – l’Fpm entra per la prima volta nel governo, ottenendo tre ministeri. Ministeri confermati anche nel 2009, quando il governo viene affidato a Saad Hariri: tuttavia, a gennaio 2011 Aoun provoca le dimissioni dello stesso Hariri, ritirando i suoi tre rappresentanti degli stessi ministeri. Il governo viene quindi affidato a Najib Mikati, e la coalizione guidata dal Fpm ottiene ben dieci ministeri (alcuni anche ad Hezbollah). Il resto è storia recente: nel 2016 Michel Aoun – chiamato “il generale”, che deve la sua popolarità tra la popolazione sopratutto per il suo ruolo di Capo delle Forze armate durante gli ultimi anni della guerra civile – si candida alla presidenza del Paese.

 

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS