DOVE VANNO I MIGRANTI

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Nel 2015, l’Italia è salita sul podio dell’accoglienza, collocandosi quasi al pari della Germania per percentuale di migranti sulla popolazione nazionale: 5 milioni e mezzo, pari all’8, 3 percento, gli stranieri residenti sul nostro territorio, di cui solo un milione e mezzo cittadini europei, su 35 milioni totali nell’Unione Europea, di cui quasi 20 milioni da Paesi extracomunitari. In un solo anno, 250mila persone sono state registrate, tra ricongiungimenti familiari e motivi di lavoro e di studio, 154mila sono sbarcati nei terribili viaggi della speranza, provenienti perlopiù da Siria, Eritrea, Nigeria, Somalia, Nuova Guinea, Libia.

Soltanto negli ultimi giorni, almeno 12mila persone sono state recuperate nel Canale di Sicilia, mentre il Mar Mediterraneo è ormai un cimitero e le nostre coste un obitorio a cielo aperto. Il 3 ottobre scorso, si è celebrata la prima Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, per ricordare la morte di tanti fratelli innocenti in fuga da vite disperate. Oltre 167mila profughi sono ospitati nei nostri Centri di accoglienza. I rifugiati sono poco meno di 120mila. La presenza degli immigrati ha carattere multireligioso, ma, contro ogni pregiudizio, la maggioranza degli immigrati in Italia provengono da Paesi di tradizione cristiana e i cristiani sono la maggioranza assoluta. Poco più del 30 percento sono musulmani. Tra ebrei, induisti e buddisti sono circa il 7 percento, agnostici e atei intorno al 5 percento.

L’anno scorso, 72mila bambini sono nati in Italia da genitori stranieri. Sono quasi 2milioni e mezzo le famiglie italiane con almeno un componente straniero e al bilancio attuale sono un milione e 150mila i cittadini italiani di origine straniera, con una stima che arrivino ad essere oltre 6milioni nel prossimo trentennio.

Sono i dati presentati nel Dossier statistico sull’Immigrazione 2016, a cura del Centro studi e ricerche Idos e della rivista interreligiosa “Confronti”, in collaborazione tra il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, l’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali, con il sostegno dell’otto per mille alla chiesa valdese, presentato ieri a Roma.

I Paesi di provenienza degli immigrati in Italia sono, nell’ordine: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, India. La Lombardia registra il maggior tasso di immigrazione: oltre un milione e 150mila, pari al 12 percento della popolazione e ad un quinto degli immigrati nel nostro Paese. Seguono il Lazio, l’Emilia Romagna, il Veneto, il Piemonte. La Valle d’Aosta conta il minor numero.

L’uomo del terzo millennio è un essere migrante. Sono oltre 240 milioni, le persone che vivono in Paesi diversi da quello di nascita sul pianeta. Di questi, oltre 65 milioni sono emigranti “forzati”, tra rifugiati (più di 21 milioni), richiedenti asilo (circa 3 milioni) e profughi. Secondo i dati dell’Unhcr, ogni minuto una media di 24 persone nel mondo sono costrette a lasciare la propria casa, gli affetti e l’ambiente di vita, per sfuggire a situazioni insostenibili, di pericolo di vita, di fame o di guerra, di privazione della libertà. La maggioranza degli immigrati si trovano nel continente europeo (circa 77 milioni, oltre un terzo degli immigrati mondiali).

Il numero degli italiani emigrati all’estero è sostanzialmente pari, se non superiore, a quello degli immigrati, poco più di 5 milioni, e la popolazione nazionale si riduce progressivamente in modo costante dall’inizio della crisi.

I flussi migratori sono perlopiù incontrollati, ed è questo il motivo di maggior pericolo per la sicurezza e per il rischio di discriminazione, in parte causata dalla paura. Occorrono, dunque, politiche e strategie di inserimento, valorizzando il contributo che l’immigrazione apporta allo sviluppo anche economico della società italiana.

Da una indagine condotta dall’agenzia britannica Ipsos Mori, l’Italia si colloca tra i Paesi con maggiori pregiudizi verso gli immigrati a causa di errate percezioni o informazioni, che significano, in generale, una sovrastima delle presenze e dei costi dello Stato per gli immigrati. Il rapporto costo/benefici è favorevole per le casse statali e la percentuale di residenti stranieri è tale da non poter in alcun modo in buona fede parlare di una invasione. Sono poco meno di 2 milioni e mezzo gli stranieri occupati, circa 500mila i disoccupati. E cresce l’imprenditoria, a sostegno dei sistemi di lavoro e di produzione locali. La verità dei fatti, insomma, è uno schiaffo sonoro ad ogni razzismo mascherato di razionalità.

“Anche oggi Dio piange davanti alle calamità, alle guerre che si fanno per il denaro, agli innocenti uccisi, ai trafficanti di armi e a quelli che vendono la vita della gente”, ha detto Papa Francesco il 27 ottobre, nell’Omelia alla Santa Messa alla Domus Sanctae Marthae. È Dio che piange di fronte alla sofferenza umana, di tanti fratelli che cercano asilo e conforto in terra straniera, e dice: “Tante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto”. Così, il Santo Padre ha ricordato ad ogni cristiano il suo impegno di fraternità e, dunque, di accoglienza dei concittadini in umanità, anche se con passaporto straniero. Ciò non toglie, però, che l’immigrazione debba avvenire in forma incontrollata. Rimane fermo l’obbligo per le autorità politiche e istituzionali ad una gestione dei flussi migratori e una politica di inserimento e integrazione intelligenti e razionali, in collaborazione con gli altri Paesi dell’Unione Europea.

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