Il Vangelo, questo sconosciuto: molti ce l’hanno, pochi lo leggono I risultati di una ricerca del Censis in occasione della presentazione di un prezioso volume della Utet

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Qual è il rapporto degli italiani con il Vangelo? Quanti lo conoscono? Quanti lo considerano importante? A queste domande ha risposto la ricerca del Censis illustrata in occasione della presentazione dell’ultima grande opera della Utet, “I Vangeli nella cultura e nell’arte”, un’edizione di pregio a tiratura limitata in occasione del 225° anniversario della casa editrice e della chiusura del Giubileo Straordinario della Misericordia. Il primo esemplare di questo splendido volume è stato consegnato a Papa Francesco il 26 ottobre.

I risultati della ricerca sono eloquenti. Molti considerano i Vangeli un testo fondamentale della nostra cultura ma pochi lo conoscono. Solo il 21% degli italiani, infatti, si mostra distaccato nei confronti del Vangelo, per il 31,8% è addirittura la “radice della cultura occidentale”, ma poi l’80% degli italiani non lo legge mai o quasi mai; il 79% degli italiani lo considera una parte importante del suo patrimonio culturale o spirituale, ma il 44% degli italiani tra 25 e 54 anni non sa neppure quanti sono gli evangelisti.

La notizia positiva, sia pure tra luci e ombre, è che i giovani sembrano riscoprire il testo evangelico. Forse non è estranea a questa rivalutazione l’insistenza con cui il Pontefice invita a portare con sé il Vangelo e a leggerlo, in autobus, in treno, in metropolitana, per conoscere più da vicino la figura di Gesù. Quasi metà dei giovani che ne possiedono una copia ammettono di leggerlo, anche se non spesso, contro il 43% dei 30-50enni. Tuttavia, il risvolto della medaglia è una maggiore polarizzazione nel giudizio sul Vangelo, segno anche di una maggior riflessione e senso critico. Il 47% dei giovani lo ritiene un testo che fa parte del nostro patrimonio culturale, mentre il 30 % lo sente distante o ne è indifferente, mentre il giudizio della generazione di mezzo è più appiattito, quasi l’80% lo considera un testo “irrinunciabile”, malgrado il 35% non ne possieda nemmeno una copia. Il 18% dei giovani non ricorda neppure il nome di un evangelista, contro una media italiana dell’11,8%. Infine solo il 45,6% dei giovani ritiene che i valori del Vangelo siano universali al di là delle appartenenze religiose, contro il 72% degli over 64. Tutto ciò fa pensare che tra i giovani ci sia un atteggiamento più vivace e critico rispetto alle sacre scritture, più interessato e meno scontato.

Se la conoscenza dei testi è assai scarsa, al contrario è forte la memoria per immagini: il 63% degli italiani afferma di ricordare almeno un’immagine evangelica che non sia la crocifissione. Quella più gettonata è l’ultima Cena (poco meno del 35%) mentre il 20% rammenta il presepe.

Quale lettura ricavare da questa ricerca? Giuseppe De Rita, presidente del Censis, ne ha fatto un’analisi attraverso quattro vocaboli: libro, messaggi, mediazione e devozione. “Non siamo una religione del libro – ha detto – Siamo avvolti da cultura cristiana ma il Vangelo non si legge. Fino agli anni ’50 la Bibbia non era nemmeno in vendita. Nulla a che vedere con la cultura ebraica, dove ci sono intellettuali che “scavano” nel Talmud, o quella musulmana. Dunque occorre una rivalutazione del libro. Non è fondamentalismo, è la colonna non solo della religione ma della cultura. Seconda parola: messaggi. Siamo bombardati dai messaggi però quelli evangelici non arrivano. Perché? – si è chiesto De Rita – Evidentemente gli strumenti usati non vanno più bene. Un tempo c’erano le edicole, le immagini sacre agli angoli delle strade che davano messaggi. Non conviene dunque riflettere sul valore del messaggio stesso? Terzo: Se il messaggio non arriva o non c’è la volontà di leggere, c’è un problema di mediazione. Che è sempre fatta da un’élite. Nel Rinascimento c’era un’élite che mediava. Oggi non c’è più il gusto di fare una riflessione. Anche i sacerdoti nelle omelie hanno quest’idea che non bisogna mediare perciò più che interpretare fanno parafrasi. Infine la devozione. Se per secoli sono arrivati solo messaggi parziali, alla fine resta poco. Ecco il motivo delle devozioni, il cui segno principale è l’Ave Maria, preghiera anche più corta del Padre Nostro. Sono frutto di processioni, di sagre, spesso non di fede radicata ma ognuno se le tiene strette”. In poche parole, come ha detto il figlio Giulio che ha curato la ricerca, siamo di fronte a una “devozione incompetente”.

La conclusione l’ha tirata il presidente di Utet, Fabio Lazzari: “Non possiamo pensare che non conoscere i Vangeli non cambi nulla nella nostra cultura. Per questo farli conoscere non è una questione elitaria ma un’operazione che un editore è chiamato a fare per dare alla società ciò di cui ha bisogno”.

L’opera è proposta in due versioni. L’edizione speciale, in tiratura esclusiva a 200 esemplari, propone sulla copertina del volume un bassorilievo raffigurante “La Crocifissione”, creato per UTET Grandi Opere da Giuseppe Bergomi, maestro del realismo italiano. La seconda versione, in 1.499 esemplari, reca sulla copertina una splendida riproduzione del dipinto di Raffaello “Crocifissione con Madonna, santi e angeli” conservato alla National Gallery di Londra. Il volume contiene i testi ufficiali ed integrali dei quattro Vangeli, tratti dalla versione ufficiale della Cei, accompagnati da sei saggi di mons. Bruno Forte. La splendida parte iconografica contiene 148 immagini dei più importanti capolavori d’arte di ogni tempo e 62 immagini tratte da codici miniati e Vangeli illustrati, accompagnate dai testi di mons. Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze.

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