Afghanistan: operazione anti jihad, uccisi 26 militanti tra Helmand e Nangharar Offensiva contro milizie talebane e dell'Isis. Ghani aveva giurato vendetta dopo la strage di civili nel Ghor

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I militari afghani, con appoggio terrestre ed aereo della Missione “Resolute Support” della Nato, hanno ucciso almeno 86 militanti talebani e dell’Isis in operazioni realizzate nella provincia meridionale di Helmand ed in quella orientale di Nangarhar. Lo scrive oggi l’agenzia di stampa Pajhwok. In un comunicato, l’ufficio stampa del governo di Helmand ha reso noto che almeno 53 militanti talebani sono stati uccisi, e molti altri sono rimasti feriti, in scontri cominciati una settimana fa nei distretti di Lashkargah, Nahr-i-Siraj e Nad Ali.

Da parte sua il portavoce della polizia di Nangarhar, colonnello Hazrat Hussain Mashraqiwal, ha riferito che nell’ambito dell’operazione “Shaheen”, esercito e polizia hanno attaccato dal cielo e da terra posizioni dell’Isis nel distretto di Pachiragam, uccidendo almeno 33 militanti del movimento guidato dal “Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi. L’operazione, ha infine detto, è stata la risposta delle forze di sicurezza all’attacco sferrato dall’Isis in Pachiragam.

Dopo “il brutale massacro di civili inermi” da parte dell’Isis nella provincia occidentale di Ghor il presidente Ashraf Ghani aveva giurato vendetta. In un comunicato in cui aveva condannato in modo veemente l’uccisione di almeno 30 persone, il capo dello Stato ha ricordato che “i gruppi terroristici e i nemici del popolo afghano hanno condotto negli ultimi mesi numerosi attacchi contro pacifiche manifestazioni, luoghi di culto religiosi, funerali e passeggeri di autobus”. Commentando l’uccisione di decine di civili, per lo più contadini, il governatore provinciale di Ghor, Mohammad Nasir Khazi, aveva spiegato che i militanti dell’Isis hanno reagito in questo modo dopo che un loro comandante, ed il figlio di un altro, erano stati uccisi in uno scontro a fuoco.

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