Lavoro, l’integrazione necessaria

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Dopo un primo incontro interlocutorio avuto agli inizi di ottobre, con cui si sono finalmente riannodate le fila di un rapporto di collaborazione pluriennale tra sindacato e Dipartimento per le Pari Opportunità, è proseguita lo scorso mercoledì l’attività di riflessione e scambio con la Ministra Boschi sulle diverse questioni legate al mondo femminile e in cui sono state messe “nero su bianco” le proposte e le richieste di Cgil Cisl Uil per rilanciare azioni efficaci e dare risposte concrete a riguardo.

Eravamo presenti all’incontro come Coordinamento nazionale Donne Cisl e abbiamo colto l’occasione per meglio precisare le azioni che secondo noi dovranno essere messe in campo a partire dalle prossime settimane, anche in vista dell’approvazione della Legge di Stabilità per il 2017. La prima questione che abbiamo sottoposto all’attenzione del Dipartimento ha preso spunto dalla conferma della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro che rappresenta non solo una delle disuguaglianze più profonde all’origine della crisi economica e da questa ulteriormente aggravata, ma anche un ostacolo allo sviluppo sociale ed economico dell’intero Paese. Con la crisi è diminuita l’occupazione qualificata, sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale, è cresciuto il part-time involontario e si è ampliato il sottoutilizzo del capitale umano.

Tutto questo, unito ai ridotti incentivi per la genitorialità, all’inadeguatezza del sistema di welfare pubblico, alle problematiche legate alla maternità – con un figlio lavora il 57,8% delle donne, con due il 50,9%, con tre soltanto il 35,5% – rendono l’Italia tra i paesi meno vantaggiosi per una donna lavoratrice. Abbiamo richiesto pertanto il ripristino degli sgravi fiscali e gli incentivi all’assunzione di giovani donne, con particolare riguardo alle under 35 e alle neomamme, eventualmente maggiorando i benefit già previsti per i giovani nella nuova manovra economica. Un aiuto finanziario in questo senso potrebbe venire anche da un più stretto raccordo col secondo Piano europeo “Garanzia Giovani”. Come Cisl abbiamo rilanciato, inoltre, la richiesta di incentivare, per uomini e donne, forme di part-time lungo in modo da favorire la conciliazione vita-lavoro evitando le forme di marginalizzazione spesso legate al part-time inteso come metà orario, che lo hanno reso finora poco appetibile per le professionalità medio alte e per gli uomini.

A pesare sul lavoro delle donne, dicevamo, è anche la scarsa presenza di servizi di welfare per la famiglia, in particolare quelli socio-educativi per la prima infanzia (bambini da 0 a 3 anni), che insieme alla mancanza di condivisione delle responsabilità genitoriali e di cura, rappresentano ancora un forte disincentivo alla scelta di natalità, all’accesso a servizi di qualità e al rientro al lavoro dopo la maternità. Abbiamo proposto quindi un intervento strutturale di finanziamento della rete dei servizi socio-educativi 0-3 anni, nel contesto della rete 0-6 anni che si sta strutturando, insieme ad un’estensione graduale del congedo obbligatorio di paternità, partendo dall’aumento degli attuali 2 a 5 giorni entro il quinto mese di vita del figlio, sempre in aggiunta al congedo di maternità della madre.

Altro tema, quello della violenza sulle donne, sempre più allarmante in termini di recrudescenza e su cui si sta spendendo il Dipartimento Pari Opportunità con l’obiettivo di accelerare il processo di realizzazione del Piano Nazionale contro la violenza tra i sessi. Il congedo per le donne vittime di violenza che intraprendono percorsi di protezione, introdotto dal jobs act, è stata un’importante novità legislativa degli ultimi tempi ma che ora bisogna sviluppare estendendola anche al comparto domestico oggi escluso e prevedendo, altresì, incentivi fiscali per la formazione e l’assunzione di quelle vittime – ciò anche attraverso la contrattazione di secondo livello – che per mancanza di lavoro vivono in silenzio la propria condizione. Come Cisl, siamo pronti a mettere a disposizione la nostra lunga esperienza in materia, che ci ha viste e ci vede impegnate in prima linea nell’attività di prevenzione e contrasto a questo fenomeno deplorevole.

Nei giorni scorsi siamo scesi in piazza a Reggio Calabria, a fianco di tutta la Cisl territoriale, insieme alle più alte cariche istituzionali e ai rappresentanti della società civile, per la manifestazione organizzata dalla Regione Calabria – come riportato nella locandina qui al centro pagina – a sostegno della ragazza di Melito Porto Salvo vittima di stupro di gruppo continuato e per ribadire con forza il nostro netto rifiuto verso ogni forma e cultura di violenza e discriminazione. Accogliamo positivamente anche l’approvazione definitiva della legge sul caporalato che rende giustizia a tante persone, tra cui moltissime donne, che sovente portano impressi nel proprio animo e sulla propria pelle i segni dello sfruttamento.

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