Cremazione: le ceneri del caro estinto mai in salotto Documento della Congregazione per la dottrina della fede sulla sepoltura dei fedeli. Vietata anche la dispersione

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La cremazione è lecita, a patto che non venga richiesta in palese disprezzo alla fede cristiana, ma non è possibile mantenere le ceneri dei propri cari in salotto. In estrema sintesi è il contenuto dell’Istruzione “Ad resurgendum cum Christo” sulla sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione, pubblicata dalla Congregazione per la dottrina della fede e presentata dal prefetto card. Muller. “Si può ragionevolmente ritenere – ha ammesso il porporato – che nel prossimo futuro in tanti Paesi la cremazione sarà considerata come la pratica ordinaria. A questo sviluppo si è accompagnato un altro fenomeno: la conservazione delle ceneri in ambienti domestici, la loro conservazione in ricordi commemorativi o la loro dispersione in natura”.

Questo comporta interrogativi che i vescovi di tutto il mondo hanno rivolto all’ex Sant’Uffizio. Lo scopo del nuovo documento, ha spiegato il cardinale tedesco, è duplice: “Primo, ribadire le ragioni dottrinali e pastorali per la preferenza della sepoltura dei corpi; e secondo, emanare norme per quanto riguarda la conservazione delle ceneri nel caso della cremazione. La Chiesa, anzitutto, continua a raccomandare insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in un altro luogo sacro. Nel ricordo della morte, sepoltura e risurrezione del Signore, l’inumazione è la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale”.

Ma se, per motivi legittimi, si optasse per la cremazione del cadavere, “le ceneri dei fedeli devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo. La conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita – ha sottolineato il cardinale – Soltanto in caso di circostanze gravi ed eccezionali l’Ordinario, in accordo con la Conferenza Episcopale o il Sinodo dei Vescovi, può concedere il permesso per la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica”. Muller ha poi spiegato che non si vuole entrare nella casistica particolare: da Roma vengono emanati principi generali per tutta la Chiesa, quindi non ha specificato quali possano essere le eccezioni. Su un altro punto è stato estremamente chiaro: “Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non è permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo, o la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi”.

Quindi non sono ammessi gioielli, peraltro di dubbio gusto, come quelli proposti anche in qualche campagna pubblicitaria. Ma perché se un genitore o un coniuge vuole tenere in casa le ceneri di un figlio morto giovane o del marito/moglie per un desiderio di vicinanza e pietà non può farlo? L’Istruzione, come ha spiegato mons. Angel Rodriguez Luno, consultore della Congregazione, fornisce un altro motivo molto valido: “La conservazione delle ceneri in un luogo sacro può contribuire a ridurre il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana. In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose”. La speranza, ha concluso il card. Muller, è che “questa nuova Istruzione possa contribuire perché i fedeli cristiani prendano ulteriore coscienza della loro dignità di “figli di Dio”: siamo di fronte ad una nuova sfida per l’evangelizzazione della morte”.

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