Caos sull’isola di Lesbo, migranti appiccano il fuoco all’hotspot di Moria: 22 arresti La struttura era già stata data alle fiamme lo scorso 19 settembre, sempre in seguito ad una protesta

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campo profughi

Ancora caos sull’isola di Lesbo, dove decine di migranti hanno attaccato e dato fuoco ad una struttura dell’Unione europea che gestisce le domande di asilo. La situazione è degenerata mentre era in corso una protesta per la lentezza e i ritardi con cui vengono gestite le pratiche per le domande di asilo.

Secondo quanto riferito dalla polizia circa 70 persone, in maggioranza pakistani e bengalesi, hanno prima lanciato pietre e poi hanno appiccato il fuoco a parte della struttura del campo Moria. Gli operatori che lavorano al centro dell’Unione europea hanno immediatamente abbandonato le loro postazioni e, fortunatamente, nessuno è rimasto ferito ma tre prefabbricati sono seriamente danneggiati.

Immediatamente sul luogo sono arrivati i vigili del fuoco e la polizia in assetto antisommossa che ha cercato di ristabilire l’ordine e la calma tra i manifestanti. Durante le operazioni le forze dell’ordine hanno arrestato ventidue migranti. L’hotspot del campo di Moria era già stato bersaglio della rabbia dei migranti lo scorso 19 settembre. Nel campo infatti si erano diffuse voci che parlavano di un imminente trasferimento di massa in Turchia e i profughi, come segno di protesta, avevano appiccato il fuoco alla struttura.

Nel campo profughi di Moria, situato sull’isola di Lesbo, sono stipati oltre 5.000 migranti contro i 3.500 posti disponibili. Ma in totale, sulle isole elleniche, sono presenti circa 15.000 migranti per 8.000 posti a disposizione. La maggioranza di loro dovranno essere rinviati in Turchia in base all’accordo stipulato il 18 marzo con l’Unione Europea. Complessivamente in Grecia, tra terraferma e isole, ci sono circa 65.890 rifugiati e migranti rimasti bloccati dopo la chiusura delle frontiere europee a inizio anno.

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