Narcos: si avvicina l’estradizione negli Usa di “El Chapo”

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Si avvicina l’estradizione negli Stati Uniti di Joaquín Guzmán Loera, noto come “El Chapo“, indiscusso signore del narcotraffico messicano arrestato l’8 gennaio scorso.

Ricorsi respinti

Un tribunale di Città del Messico ha respinto oggi cinque ricorsi della difesa, e ora il potente e sanguinario ex super boss del cartello di Sinaloa, già evaso due volte da carceri messicane, dispone di una sola possibilità in appello per evitare di essere processato in Texas e California, i due stati americani che hanno chiesto il suo trasferimento. Guzman ha a disposizione un solo ricorso al Tribunale collegiale di protezione penale, che probabilmente sarà presentato nelle prossime ore. La richiesta della giustizia statunitense è già stata approvata dal ministero degli Esteri e dalla Corte Suprema messicani e rafforzata oggi dal via libera del magistrato federale. Ma la possibilità di ricorso in appello rende ancora incerto se “El Chapo” possa essere estradato già il prossimo gennaio o febbraio, come ha detto pochi giorni fa il commissario nazionale per la Sicurezza, Renato Sales, in un’intervista televisiva.

La difesa

Refugio Rodriguez, capo della squadra di dieci avvocati che rappresentano al “Chapo”, aveva già definito “un’opinione personale” le dichiarazioni di Sales, sottolineando di aver ricevuto istruzioni di “opporsi fino all’ultimo momento possibile” a ogni richiesta di estradizione verso gli Usa, dove il suo cliente è imputato di omicidio, traffico di droga e riciclaggio di fondi. “El Chapo” è stato catturato nel gennaio scorso, dopo la sua fuga spettacolare dal carcere di El Altiplano, nei dintorni di Città del Messico, attraverso un tunnel lungo 1,5 chilometri che partiva dalla doccia della sua cella. Era già scappato un’altra volta, nel 2001, nascosto in un carrello di biancheria del carcere di Puente Grande (Jalisco).

Dietro le sbarre

L’ex boss del cartello di Sinaloa si trova ora nel carcere di Ciudad Juarez, sulla frontiera stessa con El Paso (Texas), dove si lamenta costantemente delle condizioni in cui è detenuto, denunciando come “inumano” l’isolamento nel quale vive. Solo ieri, i suoi avvocati hanno diffuso un rapporto preparato da medici che hanno esaminato “El Chapo”. “Mi ricordo cose vecchie ma non quelle più recenti, a volte non ricordo nemmeno cosa ho mangiato ieri”, ha detto il superboss. Le autorità messicane hanno respinto le lamentele del “Chapo”, indicando che nei 164 giorni che ha passato a Ciudad Juarez ha ricevuto 33 visite dei suoi avvocati, 35 visite di famigliari, 10 visite personali, 75 visite di medici generalisti e 4 visite di medici specialisti.

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