L’INCUBO DEL CYBER STALKING

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Tutto comincia con uno sguardo, uno scambio di battute. Poi si passa al “ci sentiamo, ci vediamo” e ci si avvicina sempre di più. Mano a mano che il tempo passa i sensi prendono il sopravvento sulla ragione, fanno perdere il controllo, conducono all’ossessione verso l’altro, rendendolo indispensabile. Quando la vittima comprende può essere tardi, ma prima di arrivare all’irreparabile è possibile fermarsi. Secondo un recente studio la maggior parte delle ragazze tra i 17 e i 22 anni non pensa che dietro un comportamento o corteggiamento insistente possa celarsi un disturbo della personalità, e non percepisce eventuali segnali di “pericolo”. Fondamentale, per comprendere la differenza tra innocue avances e stalking, è affidarsi a chi conosce bene questa realtà. Come Nazzareno di Vittorio, già Colonnello dei Carabinieri, esperto in criminologia e studi giuridici forensi per la tutela delle vittime e le strategie di intervento e collaboratore della Conipi (Confedarazione Nazionale Investigatori Privati) in particolare per quanto riguarda il Cyber Stalking.

Di Vittorio, il fenomeno dello stalking è in crescita?
“Sì. Basta pensare alle forme di persecuzione silenziosa e, dall’altra parte, ai casi che finiscono in prima pagina. Assistiamo a una nuova forma di Cyber Stalking, non controllabile.
Quali sono i primi segnali che occorre valutare?
Già davanti a forme di semplice coercizione della libertà o atteggiamenti “maneschi” occorre essere molto vigili. Dal punto di vista investigativo esiste un metodo messo a punto in Canada che si chiama Sara (Spousal Assault Risk Assessment). Con esso è possibile valutare il rischio di ‘violenza interpersonale fra partner’. Sono parametri che hanno funzione predittiva e preventiva. Consentono infatti di capire se e quando un soggetto che abbia usato la violenza in passato contro il suo partner o ex partner possa farvi ricorso nuovamente in futuro”.

Ci sono “vittime” che non sono tali? O meglio, statisticamente quante denunce si rivelano infondate?
“Con l’entrata in vigore di normative specifiche sul fenomeno stalking si inizia a registrare una preoccupante casistica di false accuse. Esse hanno finalità strumentali e derivano da vere e proprie ‘guerre’ che talvolta si verificano nell’ambito di separazioni conflittuali tra coniugi o di controversie lavorative. I ricercatori hanno ampiamente descritto una serie di alterazioni della relazione e di disturbi psicopatologici che insorgono nelle famiglie al momento della separazione e che proseguono anche dopo il divorzio.

Si parla sempre di vittime donne, ma degli uomini perseguitati perché non si fa menzione?
“Esistono, ci sono donne che per ottenere ciò che desiderano usano la forza, fisica o psicologica. Non si arrendono davanti a un rifiuto, perché per esse è inconcepibile essere rifiutate. Si verificano soprattutto nel mondo del lavoro, pressioni psicologiche subite da un capo donna, ma non se ne parla mai, perché gli uomini sono molto meno avvezzi a parlarne”.

Come viene perpetrato il Cyber Stalking?
“I pedinamenti virtuali possono avvenire attraverso un accesso illegale al dispositivo elettronico della vittima (smartphone, tablet, computer). Questo può essere eseguito mediante l’invio di e-mail contenenti codici malevoli, attraverso il bluetooth o il contatto diretto con il dispositivo della vittima. Una volta realizzato l’accesso, (senza il consenso dell’utente del dispositivo elettronico) si possono installare software di intercettazione senza che la vittima se ne possa accorgere. Un esempio di questo tipo di software è lo spyware. Il suo scopo è quello raccogliere dati sulle attività svolte, come il controllo del registro delle chiamate nonché il loro ascolto, il monitoraggio del registro degli sms e degli mms nonché i loro contenuti. La verifica del funzionamento delle applicazioni come l’attivazione da remoto delle webcam o delle fotocamere, dei microfoni. Infine il controllo dell’agenda degli impegni della vittima, compresi i siti web visitati. Tutte queste informazioni vengono raccolte e inviate via internet. Questo dato è da sottolineare perché verrà utilizzato nelle attività investigative per la ricerca della sorgente, quindi il cyberstalker, da cui le cybermolestie hanno avuto origine”.

La tecnologia sta, dunque, involontariamente fornendo nuovi orizzonti ai potenziali pedinatori virtuali…
“Esatto. Un altro esempio di software di intercettazione sono i Keyloggers, ovvero degli strumenti di intercettazione, che possono essere sia a livello hardware che software.
Questo strumento capta quello che un utente digita sulla tastiera del proprio smartphone, tablet o computer. Anche in tal caso i dati vengono raccolti e inviati via internet. Altri software sono quelli che forniscono la geolocalizzazione del telefono, utilizzando i dati forniti dal sistema di posizionamento globale, il Gps. Un altro modo di eseguire i pedinamenti virtuali potrebbe essere fornito dalla vittima stessa con un’autoreferenziazione sul luogo in cui si trova. attraverso un uso non protetto dei social network.
Il rischio è poi che il cyberstalker possa decidere di passare dalla vita virtuale, cibernetica, a quella reale, e quindi la cybermolestia può diventare una molestia fisica, concreta e pericolosa”.

Ci si può rivolgere a strutture private per provare il fatto di essere vittime di questo reato?
“Lo stalking costituisce un fenomeno sociale che viene affrontato da una “rete” di Enti e Organismi. Ma anche gli Investigatori Privati possano far parte a pieno titolo di questa rete. Anche a causa della spending review le forze dell’ordine non possono mettersi a pedinare o a fare indagini a volte anche lunghe per tantissimi casi. Il detective privato è sempre coadiuvato da un legale ed è in grado di fornire prove che verranno proposte successivamente in un eventuale processo, inoltre ci sono strutture che offrono supporto anche psicologico”.

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