I vescovi filippini contro le esecuzioni extragiudiziali: “Ogni vita è sacra” Le forze dell'ordine (dall'elezione del presidente) hanno ucciso già 1.067 persone

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I vescovi cattolici delle Filippine si schierano apertamente contro la pratica – sempre più diffusa nel paese asiatico – degli omicidi extragiudiziali. “Siamo profondamente addolorati e fortemente disturbati dalla crescente ondata di esecuzioni extragiudiziali in relazione alla campagna anti-droga e per l’azione inadeguata da parte del governo nel controllare queste esecuzioni sommarie e condurre i loro responsabili alla giustizia” hanno detto in un appello i Vescovi dell’isola filippina di Negros, nel centro dell’arcipelago.

Nello specifico, a chiedere un repentino cambio di rotta sono stati i vescovi di Bacolog, Dumaguete e San Carlos l’Amministratore apostolico della diocesi di Kabankalan. I quattro Vescovi firmatari sono: Gerardo A. Alminaza, Vescovo di San Carlos; Patricio Buzon, Vescovo di Bacolod; Julito Cortes, Vescovo di Dumaguete; Rolando Nueva, Amministratore apostolico di Kabankalan.

I quattro Presuli notano che “le dichiarazioni incendiarie dell’amministrazione tendono a favorire l’uccisione di tossicodipendenti”, mentre “l’apatia e l’indifferenza apparente dell’opinione pubblica di fronte a queste esecuzioni extragiudiziali destano forte preoccupazione e allarme”.

I Vescovi concordano sulla volontà politica e sulla determinazione per affrontare la terribile minaccia della droga che da tempo affligge il paese, ma chiedono con forza “che ciò avvenga entro i limiti della legge e con pieno rispetto dei diritti umani”, in quanto “l’uomo è creato a immagine di Dio e ogni vita umana è sacra”, e “il comandamento, ‘non uccidere’, ha un valore assoluto e vale sia per l’innocente che per il colpevole”.

Dio non gode della morte del malvagio, ma desidera che invece si converta e viva” ricordano citando il passo biblico del Profeta Ezechiele. I Vescovi come “Pastori del gregge”, impegnano le loro rispettive comunità a “pregare costantemente per il nostro paese”, a “formare le coscienze e promuovere la cultura della vita, a partire nelle nostre famiglie”, e anche “ad offrire piena collaborazione con il governo nel lavoro di prevenzione della droga e nella riabilitazione dei tossicodipendenti”.

Il presidente filippino Rodrigo Duterte aveva promesso, il giorno del suo insediamento nel maggio di quest’anno, una stretta contro i crimini di droga. Il capo della polizia filippina Ronald Dela Rosa ha riferito – durante un’audizione al senato sulle esecuzioni extragiudiziali – che le forze dell’ordine (dall’elezione del presidente) hanno ucciso già 1.067 persone.
Duterte, che si era presentato come il candidato che avrebbe eliminato alla radice i crimini di droga nei primi sei mesi da presidente, ha dichiarato pubblicamente che non porterà avanti provvedimenti contro le forze dell’ordine che uccidono spacciatori o altre persone coinvolte con lo spaccio di droga.

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