I sepolcri imbiancati di Francesco

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donald

Ipocrisia”. Madre di tutti gli “ipocriti”, vale a dire quelle persone apparentemente “perbeniste” che – vocabolario alla mano – fingono di possedere virtù, sapienza, sentimenti nobili, ideali alti, amore per gli altri, ma solo per ingannare il prossimo. Non a caso Gesù definiva gli ipocriti “sepolcri imbiancati”, vedendoli in particolare nei Farisei, i dottori della Legge che – raccontano i Vangeli – opprimevano poveri, umili, bisognosi e ammalati con “pesi, obblighi e regole” che loro si guardavano bene dal mettere in pratica. Di “ipocrisia e di ipocriti”, dopo oltre duemila anni dalle severe condanne di Cristo, ne è solito parlare non a caso il suo Vicario, papa Francesco, in interventi pubblici, ma anche in incontri ristretti, come, ad esempio, le mattutine omelie di Santa Marta rilanciate dalla Radio Vaticana.

L’ultima volta, martedì scorso ricevendo in Vaticano i giovani protestanti e cattolici della Sassonia. E rispondendo proprio alle domande che quei giovani gli hanno posto sul tema della “coerenza” in materia di fede e di scelte di vita che il Pontefice ha ribadito che “è ipocrisia cacciare via un rifugiato e nello stesso tempo autodefinirsi cristiano”. Ma pure ieri ha sfiorato l’argomento, anche se in maniera indiretta, sia alla domenicale preghiera dell’Angelus, che nella precedente canonizzazione di 7 nuovi santi, presentati come esempi di “coerenza cristiana” perché con la loro vita hanno dimostrato che “pregare non è rifugiarsi in un mondo ideale, non è evadere in una falsa quiete egoistica.

Al contrario, pregare è lottare, e lasciare che anche lo Spirito Santo preghi in noi” guidandoci verso “quella fede” che ci ha plasmati sull’esempio di Cristo. Alla preghiera dell’Angelus ha poi invocato ancora lo Spirito Santo affinchè “ci doni sempre la forza di accogliere chi è nel bisogno, chi vive in difficoltà per oppressioni, guerre e mancanza di lavoro”. Appello – ha specificato Bergoglio – rivolto alle istituzioni e, in particolare, ai cristiani che vi operano affinchè si facciano carico di “iniziative ed interventi a favore della promozione umana e della dignità dell’uomo nei vari campi sociali, lavorativi e culturali” perchè “la povertà degrada ed uccide, e per debellarla servono urgentemente politiche serie su famiglia e lavoro”.

Esortazioni in perfetta linea con quella coerenza cristiana indicata la scorsa settimana ai giovani protestanti e cattolici quando ha ricordato, tra l’altro, che “se mi dico cristiano, se assicuro di essere ligio ai precetti della fede cristiana, ma nello stesso tempo caccio un rifugiato o elevo muri per impedire di dare loro accoglienza e assistenza, io sono ipocrita”. Ed ancora: per papa Francesco sono ipocriti “tutti quelli che vogliono difendere il cristianesimo (e in Occidente, a partire dall’Europa e dalla stessa nostra Italia abbondano – ndr) e sono contro i rifugiati e le altre religioni” in particolare l’islam. Specificando che “il peccato che Gesù condanna di più e’ l’ipocrisia”. Per cui, “non si può essere cristiano senza vivere come cristiano, senza praticare le beatitudini quello che Gesù ci insegna il Vangelo”.

Sono dunque “ipocriti” quanti, tra i cristiani, non solo “respingono rifugiati ed immigrati”, ma anche chi – disattendendo le esortazioni contenute nelle Beatitudini proclamate da Cristo del Discorso della Montagna – non è, tra l’altro, povero di spirito, non è operatore di pace, non è misericordioso, non è mite, non consola gli afflitti, non ha fame e sete di giustizia, non è puro di cuore…Di conseguenza, volendo guardare anche ai mali dei giorni nostri, non è azzardato definire “ipocriti” quei cristiani che, purtroppo, si annidano anche tra i mercanti di uomini e di armi belliche, chi attenta alla vita dal concepimento fino alla fine naturale, chi opprime e violenta uomini, donne e bambini, i produttori e spacciatori di droghe, quanti per risolvere contese e contrasti, invece di ricorrere alla mediazione e alla diplomazia, seguono le strade della guerra e della sopraffazione reciproca. Papa Francesco non si stanca mai di ricordarcelo e di proclamarlo al mondo intero. Ma non sempre viene ascoltato. Come dimostra il pressocchè totale silenzio con cui i mass media internazionali – a parte qualche rara eccezione – hanno seguito proprio l’intervento sull’ipocrisia. Un brutto segnale.

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