Papa Francesco rinuncia a Castel Gandolfo: diventerà un museo

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castel gandolfo

Pio XII e il beato Paolo VI vi conclusero la loro esistenza terrena. I loro successori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, amavano molto quella residenza e Papa Ratzinger vi si ritirò il 28 febbraio 2013 dopo aver rinunciato al ministero petrino. Ma Francesco non ha mai nascosto la sua volontà di non utilizzare la villa pontificia di Castel Gandolfo, buen retiro dei Papi fin dal Seicento, quando Urbano VIII fece costruire un edificio sul sito della villa dell’imperatore Domiziano. Al punto che dopo aver aperto ai visitatori i giardini da marzo 2014, ora rinuncia definitivamente al palazzo apostolico che diventerà un museo. In effetti Francesco si è recato a Castel Gandolfo il 23 marzo 2013 proprio per andare a incontrare il suo predecessore. Fu il primo storico abbraccio tra il Papa regnante e il Papa emerito che diede un’immagine concreta dell’unità della Chiesa. Lo scorso anno Benedetto trascorse due settimane di vacanza nella villa pontificia ma Francesco, come detto, non ha mai voluto seguire l’esempio dei suoi predecessori. Del resto, le sue “vacanze” si limitano a ridurre un po’ gli impegni pubblici, come le udienze generali, nel periodo estivo ma nulla di più. Da qui la decisione di rendere accessibile, dopo i giardini, anche il palazzo. Una decisione che probabilmente sarà gradita ai residenti, che si erano molto lamentati della mancata presenza del Papa nei mesi estivi per ovvi motivi commerciali, visto che l’appuntamento dell’Angelus domenicale richiamava sempre molti fedeli, curiosi e turisti. Sarà possibile visitare la camera da letto del Papa, la cappella privata, la biblioteca e lo studio e il Salone degli Svizzeri.

La storia delle Ville Pontificie

Castel Gandolfo passò alla Camera Apostolica nel 1596 come pignoramento per un debito di 150.000 fiorini dei principi Savelli. L’ammodernamento del palazzo fu affidato al Maderno e il primo pontefice a soggiornarvi fu, come detto, Urbano VIII Barberini. Nel corso dei secoli ci furono ulteriori rifacimenti e ampliamenti, come per esempio l’acquisto della Villa Cybo, fino al 1870, quando, con la presa di Roma, i Papi non uscirono più dal Vaticano e il Palazzo di Castel Gandolfo finì nel dimenticatoio per circa 60 anni, ovvero fino ai Patti Lateranensi del 1929. Risale a quel periodo l’acquisizione della Villa Barberini, fatta realizzare dal nipote di Urbano VIII, Taddeo, nel 1628. Il complesso assunse così l’aspetto attuale, con le tre ville: quella originaria, detta “Giardino del Moro”, Villa Cybo e appunto Villa Barberini, oltre ai terreni agricoli che costituiscono l’azienda agricola che rifornisce il Vaticano. Un complesso che, curiosamente, ha un’estensione (55 ettari) superiore a quello dello Stato della Città del Vaticano.

La Specola

Dal 1934 fu trasferita a Castel Gandolfo la cosiddetta Specola Vaticana, ovvero l’osservatorio astronomico affidato ai gesuiti. Vi sono cinque telescopi, coperti dalle caratteristiche cupole, e un piccolo museo, dove è custodito anche un frammento di roccia lunare donato dal presidente Nixon a Paolo VI.

Il periodo bellico

Dopo i Patti Lateranensi, il primo Papa a soggiornare a Castel Gandolfo fu Pio XI. Il suo successore, Pio XII, inviò dalla residenza estiva il celebre messaggio per scongiurare la Seconda Guerra mondiale: “Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo. Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”. Durante il conflitto, non tornò a Castel Gandolfo che divenne, grazie all’extraterritorialità, un rifugio per la popolazione e per tanti perseguitati, politici ed ebrei, soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre e lo sbarco alleato ad Anzio. Le ville ospitarono fino a 12.000 persone. Le stanze dell’appartamento papale furono riservate alle partorienti: in quei mesi vi nacquero una quarantina di bambini. I bombardamenti, però, non risparmiarono i confini del complesso: furono colpiti i conventi delle clarisse e delle basiliane e il Collegio di Propaganda Fide, con centinaia di vittime. Dal 1946 Papa Pacelli riprese i suoi soggiorni estivi ogni anno, tanto da trascorrervi, alla fine, un terzo del suo pontificato e a spegnersi il 9 ottobre 1958.

Dal Papa Buono al Papa Emerito

A San Giovanni XXIII si devono due tradizioni legate a Castel Gandolfo: la recita dell’Angelus domenicale e la celebrazione della Messa il giorno dell’Assunzione nella vicina chiesa parrocchiale. Anche Paolo VI trascorse ogni estate nella residenza, da metà luglio a metà settembre. Anche nel 1978, quando spirò la sera del 6 agosto. San Giovanni Paolo II si recò per la prima volta a Castel Gandolfo il 25 ottobre 1978, pochi giorni dopo la sua elezione e vi soggiornò spesso così come Benedetto XVI, che nel 2010 vi tenne anche, per la prima volta, un’udienza generale.

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