Legge di Bilancio: governo pronto al varo, Pd diviso sulla voluntary disclosure Bersani su Facebook parla di "amnistia a pagamento degna di Fabrizio Corona". Rischio Vietnam parlamentare

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Governo al lavoro per apportare gli ultimi correttivi alla legge di Bilancio che il consiglio dei Ministri varerà domani. Ma a turbare l’opera dell’esecutivo è l’ennesima polemica del Pd. A dividere il partito guidato da Matteo Renzi questa volta è la voluntary disclosure, cioè il rientro volontario di capitali dall’estero con cui Palazzo Chigi è riuscito a reperire 4 miliardi di entrate nel 2015 e che ora intende rispolverare. Perplessità sono state espresse da Pierluigi Bersani che su Facebook paragona la misura a una “specie di amnistia a pagamento degna di Fabrizio Corona” il quale, ha aggiunto, “potrebbe candidarsi a sottosegretario”.

Parole che suonano come un’offensiva in piena regola e che interpretano molti malumori parlamentari, compresi quelli di chi teme che, inserendo il rientro dei capitali tra le risorse della manovra, il governo sia costretto a ricorrere ad una nuova clausola di salvaguardia. Per prevedere a priori con esattezza il gettito dell’operazione bisogna infatti ricorrere proprio a delle stime, per quanto affidabili. Ma senza certezze matematiche l’Europa potrebbe opporre resistenza, chiedendo appunto di inserire, per quanto formalmente, una salvaguardia. Eventualità oggi vietata dalla nuova legge di bilancio.

Nei due rami del Parlamento, gli animi potrebbero quindi scaldarsi, anche se non è escluso che anziché di clausola si possa parlare di una sorta di rafforzamento delle coperture che potrebbe aggirare, altrettanto formalmente, il problema vero e proprio. Critiche o meno, il provvedimento, conferma il viceministro all’economia Enrico Zanetti, è ormai “in rampa di lancio”. Ragionevolmente, spiega, gli incassi saranno circa la metà di quelli raggiunti con il primo intervento. “In modo prudenziale” si parla quindi di circa 2 miliardi, che porteranno anche ad una emersione di gettito strutturale su cui le tasse verranno pagate in modo stabile, garantendo allo Stato gettito permanente.

Ad alzare ulteriormente la temperatura ci ha pensato poi Dagospia diffondendo la notizia di un Mattarella preoccupato dalla mancata riduzione del deficit strutturale e pronto a non firmare la manovra. Ma il Colle ha bollato le indiscrezioni come “ipotesi prive di fondamento”.

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