“Apartheid” per i bambini, low cost risolve così il problema dei capricci a bordo

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Salendo a bordo di un treno e di un aereo in molti sperano di non essere seduti vicino a un bambino. Il rischio è quello di passare le ore di viaggio tra pianti, urla e capricci. Per ovviare a questo inconveniente la compagnia low cost IndiGo ha creato una categoria di postazioni “childfree” (cioè “libere dai bambini”). Si tratta di sedili tranquilli, isolati, in cui il passeggero può godersi il tragitto senza essere importunato.

L’iniziativa, adottata dopo le numerose lamentele giunte da alcuni clienti, è però considerata “discriminatoria” dalle famiglie. “Non è giusto, ci sentiamo ghettizzati” hanno protestato su Twitter alcuni passeggeri con minori al seguito. Altri hanno invece applaudito la compagnia: “Devono capire che non tutti vogliono sopportare ore di urla e bizze”. IndiGo, da parte sua, ha replicato: “E’ un’area ben specifica come quella non fumatori. L’abbiamo pensata per chi vola per lavoro e vorrebbe continuare a scrivere senza essere disturbato”.

La decisione adottata dal vettore low cost merita, però, alcune riflessioni. I bambini hanno le loro intemperanze, che dipendono soprattutto dall’età. Questo può sicuramente disturbare i pendolari che vorrebbero riposare o concentrarsi in vista di una giornata impegnativa. Costringere le famiglie a uno scompartimento dedicato non sembra, però, la soluzione giusta. Più giusto, probabilmente, sarebbe imporre degli standard di comportamento a tutti i clienti, bambini compresi, prevedendo eventuali sanzioni per i trasgressori. Sarebbe un incentivo all’insegnamento delle buone maniere da parte dei genitori. Pratica, quest’ultima, che ormai sembra caduta in disuso.

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