Gran Bretagna: con la Brexit più controlli sull’immigrazione al confine con l’Eire Londra vuole evitare un nuovo ritorno alla frontiera. Esclusa la creazione di dogane e posti di blocco

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Con la Brexit il Regno Unito vuole introdurre controlli all’immigrazione nei porti e gli aeroporti dell’Irlanda per evitare un ritorno alla frontiera al confine tra il Regno e la Repubblica. Lo ha affermato in una intervista al Guardian il ministro per l’Irlanda del Nord, James Brokenshire, che ha escluso del tutto la creazione di dogane e posti di blocco.

Quello con l’Irlanda è l’unico confine di terra tra la Gran Bretagna e un Paese dell’Unione europea: al momento viene a malapena segnalato da qualche cartello stradale in virtù degli accordi fra i due Stati. ”C’è un alto livello di cooperazione fra Londra e Dublino”, ha rassicurato Brokenshire, sottolineando che le nuove misure saranno rivolte soprattutto ai cittadini non comunitari.

Intanto la direttrice generale della Confindustria britannica (Cbi), Carolyn Fairbairn, ha chiesto alla premier conservatrice Theresa May di non chiudere le porte all’economia britannica una volta che la Brexit sarà operativa. Fairbairn si è scagliata contro la serie di misure in senso “autarchico” a cui il governo sta lavorando in vista dell’uscita dall’Unione europea. In una intervista sul Times non solo ha criticato la proposta delle liste per i lavoratori stranieri, su cui però l’esecutivo ha già fatto marcia indietro, ma ricordato che May non può ignorare suggerimenti e necessità degli industriali col rischio di danneggiare l’occupazione e quindi la società del Paese.

Il Financial Times, ha nel frattempo, rivelato i dettagli di un piano del governo per limitare gli investimenti stranieri nel Regno e il tentativo della Germania di attirare a Francoforte le grandi banche della City di Londra preoccupate per le possibili conseguenze negative della Brexit.

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