Ecco chi sono i nuovi Cardinali scelti dal Papa Il Pontefice ha annunciato un Concistoro per il prossimo 19 novembre

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Ancora una volta Papa Francesco ha spiazzato tutti e a sorpresa, al termine dell’Angelus recitato alla fine della Messa per il Giubileo mariano, ha annunciato la convocazione di un Concistoro per la creazione dei nuovi cardinali il 19 novembre, vigilia della chiusura dell’Anno Santo straordinario.

Una settimana fa il Pontefice nella conferenza stampa durante il volo di ritorno dall’Azerbaigian aveva detto, riferendosi al Concistoro, che “potrà essere alla fine dell’anno, ma c’è il problema dell’Anno santo, o all’inizio dell’anno prossimo”. E invece ancora una volta ha “stretto i tempi”. Quanto ai candidati, Francesco aveva detto che “la lista è lunga ma ci sono soltanto 13 posti. Sto ancora studiando i nomi”. E comunque avrebbe adottato “gli stessi criteri dei due precedenti concistori: mi piace che nel collegio cardinalizio si veda l’universalità della Chiesa”.

Detto fatto: “La loro provenienza da 11 Nazioni esprime l’universalità della Chiesa che annuncia e testimonia la Buona Novella della Misericordia di Dio in ogni angolo della terra” ha detto il Pontefice. Tra i nuovi porporati elettori c’è un solo italiano, il nunzio mons. Mario Zenari, “che rimane nunzio apostolico nell’amata e martoriata Siria”.

Gli altri sono: mons. Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui (Repubblica Centrafricana); mons. Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid (Spagna); mons. Sérgio da Rocha, Arcivescovo di Brasilia (Brasile); mons. Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago (U.S.A.); mons. Patrick D’Rozario, Arcivescovo di Dhaka (Bangladesh); mons. Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida (Venezuela); mons. Jozef De Kesel, arcivescovo di Malines-Bruxelles (Belgio); mons. Maurice Piat, arcivescovo di Port-Louis (Isola Maurizio); mons. Kevin Joseph Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (U.S.A.); mons. Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla (Messico); mons. John Ribat, arcivescovo di Port Moresby (Papua Nuova Guinea); mons. Joseph William Tobin, Arcivescovo di Indianapolis (U.S.A.).

A questi si aggiungono quattro nuovi cardinali ultraottantenni e quindi non elettori. Tra loro anche un italiano. Sono, ha detto il Papa, “due arcivescovi ed un vescovo emeriti che si sono distinti nel loro servizio pastorale ed un presbitero che ha reso una chiara testimonianza cristiana.

Essi rappresentano tanti vescovi e sacerdoti che in tutta la Chiesa edificano il Popolo di Dio, annunciando l’amore misericordioso di Dio nella cura quotidiana del gregge del Signore e nella confessione della fede”. Si tratta di mons. Anthony Soter Fernandez, arcivescovo emerito di Kuala Lumpur (Malaysia); mons. Renato Corti, arcivescovo emerito di Novara (Italia); mons. Sebastian Koto Khoarai, vescovo emerito di Mohale’s Hoek (Lesotho) e il reverendo Ernest Simoni, presbitero dell’Arcidiocesi di Shkodrë-Pult (Scutari – Albania).

Non sfugge l’importanza “politica” di fronte al mondo della nomina cardinalizia per mons. Zenari, che da anni spende il suo impegno a favore della pace in Medio Oriente e per sostenere i milioni di profughi di Siria, dove fu inviato il 30 dicembre 2008 da Benedetto XVI. Settant’anni, originario di Villafranca, la sua voce si è levata senza sosta per chiedere un dialogo tra le parti in conflitto e aiuti umanitari per una popolazione stremata. Assegnandogli la porpora il Papa ha voluto richiamare per l’ennesima volta l’attenzione dei potenti della Terra sull’urgenza di porre fine alla strage che si sta consumando.

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Non sono mancate le sorprese, anche se ormai Francesco ci ha abituato a nomine completamente al di fuori dei criteri usati in passato. Così restano ancora una volta senza berretta sedi tradizionalmente cardinalizie come quelle di Venezia e Torino. Ci sono invece i titolari di due sedi europee importanti e, queste sì, nomine in qualche modo attese: gli arcivescovi di Madrid, Osoro Sierra, e Bruxelles, De Kesel.

Erano attese anche porpore per i vescovi americani e ne sono arrivate tre. Entrano nel Sacro Collegio due arcivescovi residenziali, quello di Chicago, mons. Cupich, e quello di Indianapolis, mons. Tobin. Esclusi due favoriti come l’arcivescovo di Philadelphia mons. Chaput e quello di Los Angeles mons. Gomez. Il terzo statunitense è l’unico curiale nominato questa volta: mons. Farrell, prefetto del nuovo dicastero su Laici, Famiglia e Vita. Nato a Dublino, in Irlanda, ed entrato nel 1966 nei Legionari di Cristo, è stato incardinato nella diocesi di Washington di cui è stato vescovo ausiliare.

Anche a livello di Curia non ci sono state le nomine in qualche modo ipotizzate, soprattutto per gli arcivescovi italiani. Grande attenzione, invece, per le periferie del Mondo. Ecco così il primo cardinale del Bangladesh, mons. D’Rozario, arcivescovo di Dhaka, il primo della Papua Nuova Guinea, l’arcivescovo di Port Moresby, mons. Ribat, e soprattutto il primo porporato della Repubblica Centrafricana, l’arcivescovo di Bangui mons. Nzapalainga, che con i suoi 49 anni diventa il più giovane membro del Sacro Collegio (in precedenza era il cardinale di Tonga, Paini Mafi). Anche tra gli ultraottantenni ci sono due novità assolute che arrivano dalla periferia: sono l’arcivescovo emerito di Kuala Lumpur, mons. Soter Fernandez, primo cardinale della Malaysia, e mons. Koto Khoarai, vescovo emerito di Mohale’s Hoek, primo porporato del Lesotho.

Mons. Corti nel 2005 ha predicato gli ultimi esercizi spirituali alla Curia ai quali prese parte San Giovanni Paolo II ed è autore delle meditazioni della Via Crucis al Colosseo del 2015. La storia di padre Simoni, che compirà 88 anni il prossimo 18 ottobre, è particolarmente toccante. E’ la storia di tanti perseguitati dal feroce regime comunista albanese di Enver Hoxha. Nel 1948 il convento dei francescani in cui studiava fu occupato dai “rossi”, trasformato in luogo di tortura e i frati furono tutti fucilati.

Padre Simoni continuò gli studi e fu ordinato clandestinamente il 7 aprile 1956 a Scutari. In obbedienza al Vescovo, si incardinò in diocesi, anche se nel cuore rimase profondamente francescano. Il 24 dicembre 1963, dopo la Messa di Natale, fu arrestato e portato nel carcere di Scutari, in cella d’isolamento. Condannato a morte, la pena fu commutata in 25 anni di lavori forzati.

In prigione divenne padre spirituale dei carcerati e loro punto di riferimento. Il 22 maggio 1973 venne nuovamente condannato a morte come presunto istigatore di una rivolta, ma per la testimonianza a suo favore dei carcerieri la condanna non fu eseguita. La sua permanenza in carcere e ai lavori forzati durò in tutto 18 anni, dodici dei quali in miniera. Dopo la liberazione nel 1981, fu comunque considerato “nemico del popolo” e obbligato a lavorare nelle fogne di Scutari. Esercitò il ministero del sacerdozio clandestinamente, fino alla caduta del regime nel 1990.

La sua testimonianza commosse profondamente il Papa durante la sua visita a Tirana il 21 settembre 2014. Il sacerdote fu poi ricevuto in Vaticano il 20 aprile scorso: in quell’occasione il Papa gli baciò le mani. Una storia straordinaria raccontata nel libro di Mimmo Muolo “Don Ernest Simoni – Dalla persecuzione all’incontro con Francesco” in cui il sacerdote narra come ha perdonato i suoi aguzzini, grazie alla forza della preghiera: “Io non ho fatto niente, è tutto merito di Dio”.

Con queste nomine il Sacro Collegio annovera 228 cardinali, di cui 121 elettori ma il 28 novembre il card. Sarr compirà 80 anni e dunque non potrà più entrare in conclave.

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